“Il più bello dei mari” di Nazim Hikmet

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
Nazim Hikmet

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ph Eleonora Mello


 

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“Rinascere” di Maria Rosaria Teni

Dal terremoto de L’Aquila a oggi…un soffio o un’eternità? Il tempo non cambia i fatti…

Rinascere
da un utero sventrato
e rivedere il cielo

riassaporare il soffio
del vento sulla pelle
e respirare l’aria

tra macerie e urla
grida la vita
che pulsa tra vene
svuotate di sangue

tra rovine e carcasse
piange la vita
che muore tra pietre
derubate di fiori
© maria rosaria teni

a Marta
L’Aquila / una notte d’aprile

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“La mia storia” di autore anonimo – a cura della redazione

È arrivata in redazione una mail di una lettrice che ha inviato un racconto dal titolo “La mia storia”, accompagnandolo con queste parole: ” La storia che vi invio non è un vero è proprio racconto, è la mia storia e semmai la pubblichereste chiedo di poter restare dell’anonimato. Vi ringrazio per l’attenzione”. 
L’ho letta, dapprima con curiosità, man mano con attenzione crescente e, infine, con profonda partecipazione; dopodiché la condivido con voi, lettori di questa piccola isola letteraria che oggi avete raggiunto il numero di tredicimila e a cui va il mio sincero ringraziamento. È un modo, questo, di dimostrare la mia vicinanza a chi, in queste ore, vive momenti di alta drammaticità e di dolore. E mi fermo qui… [ M.R. Teni ]

LA MIA STORIA

«Sono talmente distrutta che non ho parole, ma le esprimerò con tutta la mia forza per cercare di rincuorare i terremotati del centro Italia

Abito a 27 km da L’Aquila, e me la ricordo ancora quella notte di sette anni fa, come se fosse ieri, mi ricordo di essermi svegliata all’improvviso, dormivo nel letto con mia sorella e nemmeno lei si accorse immediatamente di quel che stava succedendo, poi le urla di nostra madre mentre veniva a farci da scudo sul letto ci fecero capire tutto: era il terremoto.

 Allora scappammo giù per le scale di corsa, e mia madre che non ci faceva allontanare dal letto senza che l’avessimo rifatto fu un fulmine a trascinarci giù, insieme a mio padre che fu l’ultimo ad accorgersi della situazione, per sua fortuna il sonno pesante l’ha mantenuto tutt’ora.

 Uscimmo in pigiama, fuori si gelava ma nessuno se ne accorse, mia sorella corse a chiamare nonna che, poverina, non le bastavano mai 15 minuti per scendere le scale ma quella notte non ci mise neanche 10 secondi.

Non sapevamo dove andare ma la via era stretta e i tetti delle case potevano crollarci addosso da un momento all’altro, quindi in fretta raggiungemmo un posto più sicuro, dove c’era altra gente, confusa e terrorizzata come noi.

Cos’era successo?

Tremavamo ancora tutti per la paura, c’era panico e confusione ovunque, noi eravamo in macchina, lontano dalle case e si vedeva la statale, passavano in continuazione vigili del fuoco, ambulanze e anche carabinieri, tutti nella stessa direzione: L’Aquila.

Da quella notte la vita di molte persone cambiò, perché il peggio non fu il terremoto ma il seguito. Quando in molti attesero in preda alla disperazione che fosse ritrovato un familiare tra le macerie della propria casa, quando ti sentivi maledettamente in colpa per chi non ce l’aveva fatta.

Ma se ti giravi intorno, e vedevi arrivare volontari e soccorsi da tutta Italia, vedevi arrivare cibo in quantità industriale, ma soprattutto vedevi estrarre un bimbo di 2 anni rimasto sotto le macerie per un infinità di tempo, e lo vedi che è vivo il dolore che provi si attutisce un po’, almeno momentaneamente…

Da quel momento ogni volta che avviene una catastrofe naturale, mi spezza il cuore mi viene da piangere, perché so come ci si sente. Perciò voglio dire ai terremotati del centro Italia di tenere duro, di essere forti, noi vi siamo vicini!».

E per concludere con le parole di Theodore Roosevelt, aggiungo:Fate ciò che potete, con ciò che avete, dove siete…

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“Irruzione in “CONDOMINIO” di Irene Fornasa

La nostra collaboratrice Irene Fornasa, in seguito alla serata di presentazione del  libro di Laura Sabatelli “Il nostro condominio chiamato Terra”, propone recensione puntuale e acuta che stimola il lettore ad un sicuro approfondimento delle tematiche presenti nel volume.

LOCANDINA SABATELLI LECCE

Insieme di racconti e riflessioni variegate, Il nostro condominio chiamato Terra ci parla di un tutto unico, che avvolge e comprende i singoli in una dimensione quasi familiare, riassunta nel concetto di “condominio”. Battibecchi, chiacchiere, pettegolezzi, scontri più o meno seri sono all’ordine del giorno, così come quelle piccole gentilezze da “vicini”, dispensate in maniera arbitraria e spesso con la mente tesa ad un ritorno di qualche tipo.. insomma, il microcosmo di un condominio rispecchia in toto il macrocosmo di un intero pianeta, la Terra.

Saltando da un episodio all’altro di vita vissuta o immaginata, sempre nel quotidiano, l’autrice ci insegna a osservare con attenzione ciò che ci circonda e pensare in maniera “libera”, frantumando i preconcetti e gli archetipi imposti dalla società, conducendo per mano il lettore su un percorso interiore teso alla riscoperta di sé stessi. Le figure di Dario e Renata, coppia immersa in una grigia quotidianità fatta di gesti e pensieri ripetuti, automatici, si accendono di vita grazie a un pensiero ribelle che si getta a capofitto nell’entanglement, questo tutto che ci circonda e allo stesso tempo ci appartiene. Proiezioni di pensiero positivo ci vengono da Ludovica, bimba – donna tesa alla conoscenza, non più facile preda del vampirismo, norma base delle società odierne nella loro fretta di fagocitare tutto ciò che può essere utile per andare sempre più veloci, per spingersi sempre più in là e avere di più. Linee guida su come apprezzare la natura del femminino, mettendo in guardia dalla violenza sulle donne, le esprime Silvana, donna dall’anima ferita e rattrappita tra le sbarre del suo matrimonio, sbarre che scompaiono nel momento in cui riscopre la sua interiorità. E ancora Bartolo, senzatetto assetato di arte, guarito da questo processo creativo che ci avvicina all’elemento divino; Irene con le sue idee sul dolore puro e le sue mani piene di raggi di luce, generati dal calore della sua empatia.

Ogni storia arriva a sfiorarsi, generando punti di contatto, come delle finestre attraverso cui possiamo osservare, ascoltare, sentire l’energia di questo tamburo sensibilissimo che è la Terra, di cui dobbiamo solo meglio apprendere la frequenza.

Detto ciò, non rimane che leggere con curiosità e mente aperta Il nostro condominio chiamato Terra di Laura Sabatelli, ricordando che “tutto ciò che siamo è il risultato di ciò che pensiamo” (Buddha).

Irene Fornasa

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“Oltre” di Giuseppe Chiera

Una lirica di suggestiva e rarefatta sensibilità che si nutre di immagini evocative nello stile modellato su un composto romanticismo,  discretamente complice di sentimenti che scaturiscono dal profondo dell’anima. [M.R.Teni]

Repentini volteggi di sguardi,
ammiccanti e volatili pensieri
invocano desideri perduti.
Onde vibranti scuotono la mente
e le porte velate dei sogni
si schiudono oltre il destino.
Valico strade deserte
assaporando ricordi
di gioventù smarrita
e ancora ti cerco !
Oltre l’opaco riflesso,
oltre l’immoto silenzio
e intanto attendo!
Come rugiada sui vetri
scivolo evaporando nel nulla
ma ascolterò l’universo
percorrendo visioni confuse
e intrepido, deciso,
cercherò parole mielate
per dirti semplicemente
Ti amo.

Giuseppe Chiera

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ph Eleonora Mello

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Consigli per lettura – Agosto – a cura di Mariantonietta Valzano

2ci3qL’altro capo del filo
Andrea Camilleri

 

Il centesimo libro di Camilleri si può dividere in due parti: una in cui snoda la trama magistrale del suo giallo, l’altra dove riporta cosa accade nei luoghi in cui ci sono gli sbarchi dei migranti.

In merito al giallo, l’autore ci sorprende ogni volta tratteggiando la figura umana con caratteristiche contraddittorie. Il male ed il bene si intrecciano in chi commette un efferato delitto. La follia dovuta a quel lato incontrollabile dell’animo sfocia in una lucida attuazione di un inganno, feroce e a tratti disarmante, per affermare e giustificare il proprio dolore. La bellissima figura della sarta Elena fa da sfondo ad un universo femminile sempre amato da Camilleri, che ne delinea le capacità, la complessità e quella essenza di femminilità che fa bene ad una donna. Ovviamente tutta la vicenda è inserita nel contesto lavorativo in cui il commissario Montalbano funge da mentore e cane sciolto allo stesso tempo. Non manca la saggezza dell’ispettore Fazio, né l’adorabile lucida e sana follia dell’agente Catarella. E il nostro Mimi??? È come al solito perso nei meandri di quella sua attività di seduttore che talvolta lo rende sprovveduto e stavolta leggermente rancoroso, ma sempre simpatico e irrinunciabile come gli altri personaggi.

Il contesto Vigatese invece ci richiama ad una questione che è ineluttabilmente attuale: i migranti. Andrea Camilleri descrive come si svolgano questi sbarchi che vengono appellati e decantati dai media, a seconda della opportunità, come un alveo di terroristi pronti a invadere o come carne da macello. In realtà la moltitudine che nottetempo approda sulle coste siciliane ha a che fare molto con la disperazione di donne uomini di tutte le età, sui quali si accanisce la cattiveria umana dei traghettatori che ne trapassano da un inferno noto ad uno che non si sa cosa possa essere, se la sua continuazione o la svolta. Spesso poi si verificano, a bordo di queste imbarcazioni, vere e proprie violenze, a testimonianza delle quali l’autore contrappone il coraggio di una ragazzina che denunzia i suoi aguzzini sfidando la paura generale di ritorsioni anche verso la propria famiglia. Accanto ai migranti ci sono gli uomini delle forze dell’ordine. Sono persone stremate, che con il poco che hanno tentano di gestire l’ingestibile che gli viene scaraventato addosso. Doppi turni, giorni interi senza ombra di riposo, la responsabilità dell’incolumità sia di chi arriva che di chi accoglie, sono solo alcuni dei problemi che quotidianamente e con dignità ci si ritrova a contrattare. Perché di un contratto si tratta: quello stipulato da menti malvagie che manipolano e determinano il destino dei poveri disgraziati e di coloro che cercano di fare con decoro e dignità il proprio dovere, sia umano che civile. In queste pagine si attesta tutta la stima nei confronti proprio dei corpi militari e di polizia che sottendono e supportano questa onda anomala che ormai non è più una emergenza … è una catastrofe umana.

Avendo toccato questo argomento raccomando a tutti una lettura che, a mio avviso, è d’obbligo per capire dall’interno il fenomeno migratorio:

copj170.aspBibbia e Corano a Lampedusa
Arnoldo Mosca Mondadori, Alfonso Cacciatore, Alessandro Triulzi
.

 È un libro corale che gli autori cuciono abilmente con sapienza e capacità stilistica e contenutistica.
Sapevate che nella stiva di una carretta del mare sono stati ritrovati avvolti nel cellophane due volumi di Bibbia scritta in francese e un Corano?

Dubito….
I viaggi della speranza o della disperazione, questi tragitti orribili dettati dalla sopravvivenza, vengono intrapresi da persone che, pur non condividendo lo stesso credo, condividono lo stesso lato umano e talvolta osiamo dire divino dell’esistenza. Un affratellamento forzato o no, una comunanza di intenti che sfiora la fine della vita in ogni istante per sfuggire al destino di schiavitù e guerra che dilania il continente africano da decenni. Io non mi ritengo responsabile, come la stragrande maggioranza di voi lettori, di tali conflitti, ma ne aborro l’intento e detesto chi, reali e spavaldi manipolatori di persone ed eventi, hanno dato vita a questa diaspora che sa sempre più di apocalisse tanto più non se ne intravede la fine e la soluzione. Il tutto perpetrato perché interessi economici si sviluppino selvaggiamente in un mondo globale e malato, che non è in grado di sollevare l’umanità verso un progresso ed un benessere positivo e proficuo, ma solo perseguire tornaconti personali ed elitari a danno di molti…moltissimi.

Tutti noi che non siamo causa, ne subiamo effetti.

Ci sono diverse voci all’interno del libro che rimarcano e svelano contorni e dettagli ignoti per chi non è addetto ai lavori.  Il Cardinale Montenegro e Don Stefano, che per anni sono stati in prima linea nell’isola simbolo della dignità ultima dell’umanità, sono tra le voci che nel contesto corale aiutano i lettori a comprendere.
Perché sono unite la Bibbia ed il Corano a Lampedusa?
Buona lettura a tutti!
Mariantonietta Valzano

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“Non devi essere felice” di Gianluca Stival

Non è semplice commentare questa lirica. Il titolo è un ammonimento e implica l’accettazione della non-felicità; nella consapevole rinuncia si inserisce il pieno riconoscimento che la vita è illusione e il dolore è l’unica certezza, nella linea leopardiana di un pessimismo acclarato e accolto. Una poesia che scava e si incide nelle pieghe del vissuto quotidiano. [M.R.Teni]

In tutto ciò che vivi
e sperimenti
e provi
e affronti
c’è sempre, silenzioso, il dolore.
Non pensare,
non agire,
non giustificarti.
Sbagli perché devi sbagliare.
Sbagli perché tu non sai
non sbagliare.
Se ti dicono “sorridi”
sai da te che la forza
è insita nella tua volontà.
Nella volontà di voler uscirne
perché non reggi.
Ma non riuscirai ad uscirne.
Devi sapere,
caro amico,
che la felicità è fatta di nulla.
Finti sorrisi, finte carezze.
Tu non devi essere felice.
Non esserlo.
Sai che di dolore la tua vita è piena
e che la felicità è illusoria.
Vivi quella pienezza!
Gianluca Stival

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ph Eleonora Mello

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