Rubrica “UN GIOCO DA RAGAZZI” – marzo – “La filastrocca delle stagioni” – a cura di Anastasia Arnesano

La rubrica “Un gioco da ragazzi” prende il via con un inizio “classico”. Classico sì, scontato no. Stagioni, mesi e giorni della settimana scandiscono il nostro tempo. Per i bambini impararli è un gioco di memoria ed è per questo che spesso il loro apprendimento è affidato alla filastrocca. Marzo è il mese della primavera, stagione birichina, stagione che porta con sé rinascita e speranza. Le stagioni sono quattro sorelle, che ci regalano un’infinità di colori ed emozioni… tutti diversi, tutti di pari bellezza. [Anastasia Arnesano]

FILASTROCCA DELLE STAGIONI

Sono quattro e sono belle,

son diverse ma sorelle.

Tutte insieme forman l’anno,

freddo, caldo e qualche inganno.

C’è l’inverno col suo gelo,

vento, pioggia, bianco cielo.

Primavera birichina

fa i capricci da bambina.

C’è l’estate calda e afosa,

sole e mare, mai noiosa.

Poi l’autunno colorato

delle nubi è un alleato.

Questo è il ciclo divertente

da tenere sempre a mente.

Ogni anno è tale e quale,

ricomincia sempre uguale.

 

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“DITTICO POETICO” di Angelo Margarone

Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della Poesia e mi sembra che la lirica che presentiamo oggi, nella nostra rubrica, rappresenti a pieno titolo la funzione e l’importanza della poesia nella nostra vita. Mi ha colpito e sorpreso leggere versi che esprimono la capacità catartica e insieme espressiva di uno stato d’animo che la poesia rappresenta: “ È fatto di silenzi, perdite e mancanze.È il dominio del caos nel buio che disorienta…” . Poesia dell’animo che invoca versi in un libro segreto, quello del proprio Io, sprofondato in un abisso di emozioni che solo attraverso le parole riemergono e si liberano. [M.R.Teni]

Ho sempre pensato
di scrivere poesie,
ma l’ho sempre fatto
con la mente o con i sogni.
Il libro che ho dentro
non potrete leggerlo mai.
È fatto di silenzi,
perdite e mancanze.
È il dominio del caos
nel buio che disorienta
e nella divergenza che ammala.
È il sacrilegio
del vivere.
È il sacrilegio
di amare.
È poesia
di rumori e tormenti.
Poesia stridente,
priva di rime,
ma di parole cupe.
Poesia nera
di eterni grovigli,
di cappi alla gola,
e di pianti versati.

«L’atto del poetare porta con sé le sofferenze di chi scrive ed è così che le mie poesie diventano il riflesso dei miei tormenti. In un mondo instabile che oscilla tra realtà e illusione, l’unica via di fuga diventa il viaggio nella prigione di me stesso per dare libertà alle voci intrappolate nel profondo abisso del mio io» [N.d.A.]. Angelo Margarone, nato a Ragusa il 24/09/1990, insegnante.

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“Eri dritta e felice” di Leonardo Sinisgalli

Eri dritta e felice
sulla porta che il vento
apriva alla campagna.
Intrisa di luce
stavi ferma nel giorno,
al tempo delle vespe d’oro
quando al sambuco
si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
per i fossi, si misurava l’ardore
del sole dalle impronte
lasciate sui sassi.
Leonardo Sinisgalli

Leonardo Sinisgalli, poeta (Montemurro 1908 – Roma 1981). Laureato in ingegneria, lavorò per la grande industria (Olivetti, Pirelli, ecc.); fondò e diresse, fino al 1958, la rivista Civiltà delle macchine (195379) e una rivista di design, La botte e il violino (196466). La sua lirica, che si riconnette alle esperienze e al gusto dell’ermetismo (tra le molte raccolte: Poesie, 1938; Campi Elisi, 1939; Vidi le Muse, 1943; La vigna vecchia, 1952; L’età della luna, 1962; Il passero e il lebbroso, 1970; Mosche in bottiglia, 1975; Dimenticatoio, 1978), appare modulata su due toni prevalenti: uno epigrammatico, che traspone in un denso analogismo ogni motivo autobiografico; l’altro elegiaco, che riammette quell’autobiografia come trama di ricordi, sogni e rimpianti dell’infanzia perduta, con cadenze narrativo-prosaiche. Tono, questo, che nelle prose di Fiori pari fiori dispari (1945) e Belliboschi (1949), poi riunite in Prose di memoria e d’invenzione (1964), ha trovato soluzioni di singolare freschezza. S. ha approfondito costantemente la sua esperienza di prosatore (I martedì colorati, 1967; Il tempietto, 1971), legata in particolar modo a temi e ragionamenti fondamentalmente scientifici dai quali traggono alimento altri felici volumi (dal giovanile Quaderno di geometria, 1936 a Furor mathematicus del 1950, ristampato nel 1967 con altri scritti, a Calcoli e fandonie del 1970).

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“Il diritto di esistere e di essere” di Maria Rosaria Teni

Non parlerò della Festa della Donna in questo editoriale di incipiente primavera, perché amo pensare all’immagine della donna non come ricorrenza annuale, bensì come presenza costante di quotidiana celebrazione e di valenza sociale preponderante in un momento storico di grande confusione generale. Non si affrontano discussioni per acclarare qualcosa che è nell’ordine delle cose, che sussiste di per sé e va rispettata in ogni situazione e non soltanto in prossimità di eventi che ricordano questa o quella rievocazione. Al di là di tempeste emotive trascinanti e aleatorie che paiono voler giustificare il diritto di possedere un altro essere umano e oggettivarlo a proprio personale interesse, una donna è prima di tutto una persona che non deve vivere sotto la costante pressione di doversi difendere, di sentire la necessità di motivare i suoi comportamenti, il suo abbigliamento, la sua condotta, se non per quanto riguarda regole del vivere civile. Ormai prevale la stanchezza di fronte all’esigenza di dover addurre delle motivazioni per spiegare determinati comportamenti o per l’assunzione di ruoli che, poiché in precedenza erano di pertinenza maschile, oggi devono necessariamente essere stati conquistati con chissà quali astrusi espedienti muliebri e poco puliti. Forse una donna non possiede una capacità intellettiva uguale a quella dell’uomo? Oppure deve arrestare le sue aspirazioni per dedicarsi al ruolo stereotipato attribuitole da arcaiche consuetudini di secoli passati? Senza voler toccare argomenti che potrebbero indurre polemiche sterili ed evitando di  ergersi a moralisti d’antan, io credo che sia importante che le donne continuino a imporre la loro presenza, dimostrando il proprio valore e credendo, soprattutto e sempre, nei propri ideali. In questo percorso di affermazione crescente della figura femminile, un ruolo non trascurabile gioca l’uomo che non deve assolutamente essere escluso o etichettato con una tipizzazione standardizzata e marginale. Ricordiamo che nasce da un grembo materno, pensiamo che si origina grazie al permanere in un ventre femminile, sacrale culla di iniziale concepimento. Un uomo esiste perché esiste una donna e deve sempre ricordarlo, anche quando “[…] la gelosia diventa un mostro dagli occhi verdi e dileggia il cibo da cui si nutre”. Mi piace concludere con una poesia scritta da Victor Hugo:

L’uomo e la donna.

L’uomo è la più elevata delle creature.
La donna è il più sublime degli ideali.
Dio fece per l’uomo un trono, per la donna un altare.
Il trono esalta, l’altare santifica.

L’uomo è il cervello. La donna il cuore.
Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.
La luce feconda, l’amore resuscita.
L’uomo è forte per la ragione.
La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.

L’uomo è capace di tutti gli eroismi.
La donna di tutti i martìri.
L’eroismo nobilita, il martirio sublima.
L’uomo ha la supremazia.
La donna la preferenza.
La supremazia significa forza;
la preferenza rappresenta il diritto.

L’uomo è un genio. La donna un angelo.
Il genio è incommensurabile;
l’angelo indefinibile.
L’aspirazione dell’uomo è la gloria suprema.
L’aspirazione della donna è la virtù estrema.
La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.

L’uomo è un codice. La donna un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
L’uomo pensa. La donna sogna.
Pensare è avere il cranio di una larva;
sognare è avere sulla fronte un’aureola.

L’uomo è un oceano. La donna un lago.
L’oceano ha la perla che adorna;
il lago la poesia che abbaglia.
L’uomo è l’aquila che vola.
La donna è l’usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio;
cantare è conquistare l’Anima.

L’uomo è un tempio. La donna il sacrario.
Dinanzi al tempio ci scopriamo;
davanti al sacrario ci inginocchiamo. Infine:
l’uomo si trova dove termina la terra,
la donna dove comincia il cielo.
Victor Hugo

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“Donne D’AUTORE” cineteatro ” Fratelli Lumière” – Carmiano.

Un incontro interessante che segnalo ai lettori nella rubrica dedicata agli spettacoli e agli eventi:

Donne D’AUTORE al cineteatro “Fratelli Lumière” di Carmiano.

  Venerdí 8 marzo,alle 17,30,
si alzerà il sipario sulla seconda edizione della manifestazione promossa dall’associazioneAssessore alla cultura Stefania Arnesano,in collaborazione con la biblioteca comunale e Vivicitt@news.
L’ iniziativa ispirata alla Giornata Internazionale della donna,dopo i saluti istituzionali,vedrà la partecipazione dell’ artista e docente Monica Lisi che proporrà un interessante studio racchiuso in un opuscolo realizzato dalla Galleria d’ arte contemporanea Scaramuzza sulla figura della donna nell’arte.Il percorso proseguirà con la lettura dei brani a cura delle attrici Paola Maffeo, Nives Pallara e Annelise Pellegrino. La cantante Serena Spedicato ed il Maestro Andrea Rossetti renderanno magica la serata impreziosita dalla coreografia de ” L” école de Danse ” di Ninfa Fersini – Scenografia di Gianni LIACI ed allestimento a cura di Gianni Spagnolo
La serata si concluderà con una dolce degustazione offerta da ” Quarta Caffè” e ” Pasticceria Perrone”.Media partner della serata Radiondagiovane Web.

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Rubrica ““UN GIOCO DA RAGAZZI” a cura di Anastasia Arnesano

Si inaugura nel mese di MARZO una nuova rubrica a cadenza mensile “UN GIOCO DA RAGAZZI”, curata dalla nostra collaboratrice Anastasia Arnesano, cui va il nostro benvenuto. Sarà dato spazio alla filastrocca, un genere poetico in versi con rime molto semplici, che ha come caratteristiche principali il ritmo, la ripetizione, le sonorità. Ha origini popolari ed è un genere letterario antico: numerose filastrocche venivano tramandate oralmente di generazione e per questo spesso se ne conoscono più versioni.Si invitano i lettori a commentare e a cimentarsi in questo genere inviando un proprio contributo scrivendo alla redazione: cultura.oltre@libero.it

Anastasia Arnesano

Cari lettrici e lettori,
sono felice di inaugurare una nuova rubrica dal nome “Un gioco da ragazzi”. A partire da marzo e per ogni mese dell’anno, vi accompagnerò in un percorso di ritmo e fantasia volto a scoprire il fascino che ancora oggi può suscitare la filastrocca. Una filastrocca al mese per sorridere, imparare, riflettere e confrontarsi.
Questa rubrica vuole essere un punto di ritrovo per bambini e adulti… spero di creare per i piccoli un momento giocoso, di guidarli in un percorso di crescita e divertimento; spero di condurre i grandi verso una piacevole scoperta: se ci si abbandona ai suoni e alle emozioni, scrivere una filastrocca è un gioco da ragazzi. La filastrocca è un tipo di componimento caratterizzato da un ritmo sostenuto e cadenzato, creato prevalentemente grazie a rime, assonanze e consonanze, allitterazioni e ripetizioni di vario genere. Scritta in versi, raggruppati in strofe, la filastrocca può essere considerata un primo approccio alla poesia. Ha origini popolari: numerose filastrocche sono state tramandate oralmente nel corso della storia giungendo fino a noi. Abbiamo, dunque, il dovere di preservare questo patrimonio culturale e di sperimentare sempre per dare spazio a contenuti e linguaggio al passo con i tempi. Sono vari gli obiettivi delle filastrocche: far addormentare, far divertire, insegnare, raccontare… e allora addormentiamoci, divertiamoci, impariamo, raccontiamo!
Vi aspetto per condividere un sorriso e crescere insieme.

Anastasia Arnesano

 

Anastasia Arnesano, nata nel 1991, è una libraia. Svolge il suo lavoro con dedizione e passione presso una nota libreria di Lecce. Ama consigliare letture per adulti, ragazzi e bambini e collaborare in attività di promozione culturale. Amante di ogni forma di bellezza, artistica e letteraria, da diversi anni racconta la vita in versi. Ha scritto vari componimenti poetici, alcuni dei quali segnalati in importanti concorsi nazionali e internazionali.

 

 

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“Occhi come cielo” di Maria Rosaria Quarta

In una lirica che adopera similitudini di immediata percezione si racchiudono sentimenti puri che rievocano le sensazioni più sublimi dell’amore, rivissuti in echi del cuore indelebili e pulsanti. Una poesia in versi sciolti che si articola intrinsecamente su interiorità mai sopite. [M-R.Teni]

Occhi come cielo

in cui volare

occhi come mare

in cui annegare

voce come miele

da ascoltare.

Braccia morbide

in cui sprofondare

echi del cuore

per parlare

cerotti emotivi

da attaccare

pegno del sentire

e dell’ amare.

Maria Rosaria Quarta

ph Eleonora Mello

 

Maria Rosaria Quarta, ha conseguito la Laurea in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Lecce ora Università del Salento. Ha svolto per dodici anni, dal 1985 al 1997, la sua attività di insegnamento in Veneto, considerata la sua seconda patria. Attualmente insegna lettere in un Liceo della provincia di Lecce. Le sue poesie sono state segnalate e inserite nell’antologia dei seguenti concorsi poetico-letterari:“Vitulivaria” anno 2013 e 2015 “ Accademia dei Bronzi”, “ Premio A. Merini” anno 2015 e 2016 .Alcune sue poesie sono pubblicate su siti on-line www.scrivere.info e www.poetipoesia.com.

 

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