“Consigli per lettura – settembre 2021” – a cura di Mariantonietta Valzano

“Fine pena: ora”
di Elvio Fassone

Questo scritto, basato su una reale esperienza vissuta dall’autore e giudice Fassone, è una riflessione sulle dinamiche del sistema carcerario e, in particolare, su un punto fondamentale che è la rieducazione e il recupero del condannato. Non è una lettura di facile ricezione poiché pone tanti dubbi e tanti interrogativi sull’attuale realtà carceraria, dubbi che possono mettere in discussione il nostro modo di pensare il detenuto, la sua pena e la relazione con la società. Dai frequenti fatti di cronaca che ci propugnano sovente delitti efferati, reiterati da detenuti che stanno beneficiando di semilibertà o simili attenuazioni di pena previsti dalla legge, offuscano un gran numero di detentori di pena che invece hanno intrapreso un percorso che non si può etichettare come redenzione, facoltà che sono appannaggio di altre vie relative all’anima, ma un profondo cambiamento della persona, con una consapevolezza matura e critica del proprio passato che talvolta è stato ineluttabile. Come fa notare l’interlocutore del Giudice, Salvatore, condannato al maxiprocesso, figura di spicco nell’ambito dell’organizzazione mafiosa di cui fa parte, quando si nasce in determinati contesti sociali dove il degrado e la povertà di risorse lascia mano libera alla criminalità di ogni genere, si ha quasi un destino scritto da seguire.

In un contesto che è quello della ricostruzione di sé, della prospettiva di un futuro che possa ancora offrire occasioni di umanità e libertà si innesta il sistema dei benefici della pena che incitano e motivano il detenuto a intraprendere una strada diversa del crimine, suscitando un miglioramento sia delle condizioni del medesimo reo sia a livello di novero della società, con il recupero e il reinserimento di risorse umane che non ne perseguono un “danno” ma creano un sentiero in cui poter “dare” un contributo proficuo. In questo ambito, dove i vantaggi sarebbero razionalmente evidenti, si innestano i più profondi dubbi, figli legittimi di dolori lancinanti dovuti a perdite di figli, mariti, padri e madri che in fondo alle nostre anime reclamano giustizia che odora di punizione e una certezza della pena, che non ha nulla a che fare con la norma legislativa sancitoria della chiarezza della pena in relazione al reato, ma altresì intesa come espiazione forzata della colpa. In questo ambito è molto difficile il percorso del perdono, soprattutto per i familiari di quelle innumerevoli vittime dell’atto volontario del reo, familiari a cui non si può non dare comprensione e valore.

Quindi il tema è molto importante e di profonda riflessione, sia per ogni cittadino che per le stesse istituzioni.

Leggendo questo libro non si può non accogliere questa parte di vita, la vita di chi ha sbagliato e cerca di reindirizzare le proprie energie per un riscatto e una prospettiva che hanno radici anche cristiane di cui tanto ci ammantiamo ma poco pratichiamo.

Consiglio di leggere in contemporanea l’opera di Antonio Manzini “Gli ultimi giorni di quiete” già oggetto di consigli di lettura.

Mariantonietta Valzano

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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