Il punto di vista – “I social senza società” – di Mariantonietta Valzano

lente ingrandimento

“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano

Non uso molto i social, tranne le applicazioni di messaggistica. Ho letteralmente mollato la rete senza alcun rimpianto. In questi mesi estivi noto che in giro c’è il bisogno, quasi totalizzante, di rendere partecipe il mondo riguardo le vacanze, I luoghi e le persone incontrate, piatti succulenti condivisi e talvolta scorci di paesaggi mozzafiato.

Tutto passa attraverso la condivisione, la pubblicazione in attesa di una risposta, un assenso che legittima le scelte mostrate con orgoglio.

Ma questo interesse/bisogno di comunicare al mondo ogni singolo passo al di fuori della normalità ci rende più partecipi in società? Questa condivisione di attimi di vita “mostrata” o “dimostrata” a seconda delle situazioni, ci rende più sociali?

La società, intesa come unione di persone che ne condividono i valori, si rispecchia nell’uso dei social?
Quali sono i valori che sottendono i social e coincidono coi valori della società?

Domande…dubbi che mi assalgono in un afoso pomeriggio d’agosto.

Secondo i dati il 58,7% delle persone nel mondo utilizza i social quotidianamente. Ben 4,65 miliardi di persone sparse sulla Terra trascorrono circa due ore utilizzando piattaforme.

Sicuramente, in alcune situazioni, come la guerra in Ucraina, Afghanistan e in altre zone del globo terrestre, lo strumento della condivisione dei social “può” arricchire o notificare ciò che accade. Ho detto “può” perchè le fake condivisioni sono molto diffuse, pertanto é necessaria una discriminazione e un’analisi di ciò che arriva su questi canali.

Tuttavia, la maggior parte delle afferenze alle applicazioni sono solo volte al “mostrare” qualcosa di sé o al “dimostrare” qualcosa di sé. Mostrare come pubblicità, ricerca di affermazione, necessità di rendere noto per essere “noti” e pertanto avere quell’angolo di esistenza che cerca una legittimazione in un contesto aleatorio che ha sostituito il reale.

Dimostrare per “meritare” l’attenzione,  meritare l’importanza di esistere, che se non legittimata dall’assenso, getta nello sconforto quell’ego che tenta di venire alla luce ed accaparrarsi, a diritto, un po’ di visibilità.

Ma non si è forse legittimati dall’esistenza nel reale già dai primi vagiti nel reale stesso? E l’attenzione richiesta, la visibilità, il merito di essere considerati non è insito nel rispetto della persona che vive perché di per sé già la vita è fonte di merito?

Azzardo una ipotesi: non sarà che nel terzo millennio, miliardi di solitudini,  mascherate di lustrini, s’intrecciano tra loro, dando vita a una società social tanto virtuale quanto realmente “non” empatica?

Io noto che la paura, la vergogna dell’immagine ed il culto che ne deriva per non vergognarsene, la ricerca di approvazione-popolarità hanno preso il posto nella società della compassione, della comprensione, della collaborazione, dell’aiuto, dell’amicizia…dell’amore verso chi ti sta nello stesso raggio d’azione…altrimenti come si spiegano le frequenti indifferenze verso le violenze a cui si assiste, le difficoltà che vengono documentate con foto e video ma a cui nessuna azione “solidale” ne consegue?

Temo che oggi, nella società, non vi siano più valori comuni in cui riconoscersi, pertanto non vi si appartiene. Aggiungo che vi sono pseudo-valori che vengono condivisi sui social e ne fondano una virtuale comunità priva di “contatti” che al momento ha preso il posto della società reale. Colpa della pandemia? No, il processo è in atto da almeno un ventennio.

La responsabilità è solo nostra. Abbiamo semplicemente deciso che è più facile stare dietro uno smartphone che in mezzo alla strada a dare una mano a chi viene massacrato inutilmente.

Mariantonietta Valzano

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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