“Candele” di Konstantinos Kavafis


Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora il loro antico lume.

E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.
Konstantinos  Kavafis

ph Eleonora Mello

Konstantinos_Kavafis

Konstantinos Petrou Kavafis
(gr. Κωνσταντῖνος Καβάϕης). – Poeta greco (Alessandria d’Egitto 1863 – ivi 1933). Di cospicua famiglia costantinopolitana poi decaduta, trascorse parte della giovinezza in Inghilterra; tornato nella città natale, vi condusse una vita povera d’eventi, facendo l’impiegato al ministero dei Lavori pubblici. Della sua produzione, influenzata nella prima fase dalla poetica simbolista, salvò soltanto 154 componimenti, fatti conoscere agli amici attraverso piccole raccolte stampate privatamente. Estraneo alla tradizione della lirica greca per la sua espressione prosastica e aliena da retorica,Kavafis percorre, mirando al sublime, i varî gradi di un’esperienza estetica tanto più straordinaria in quanto congiunta alla pratica dell’amore omosessuale. Questa coscienza della propria oltranza è, di fatto, il luogo dello spirito, la dimensione metatemporale entro la quale il poeta attira, ravvivandoli con la folgorazione della memoria, gli eventi storici, per lo più dell’epoca bizantina ed ellenistico-romana, l’aria della città natale, i corpi di splendidi giovinetti. Alla pubblicazione postuma del corpus delle poesie riconosciute (Ποιήματα, 1935), è seguita quella delle prose (1963) e delle poesie rifiutate (᾿Ανέκδοτα ποιήματα 1882-1923, 1968). Un numero crescente di traduzioni in quasi tutte le lingue del mondo attesta dell’enorme fortuna del poeta.

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