“Anna, sogno o realtà?” di Franca Citrano


Per la rubrica:”INVIA IL TUO RACCONTO”, propongo questo lavoro inviatomi da una lettrice, Franca Citrano,  nata a Palermo ma residente a Borgetto da oltre 50 anni . Amante della  la lettura , la ricerca storica e le tradizioni popolari siciliane, per hobby scrive racconti e poesie sia in italiano che in siciliano.
Ha partecipato numerosi concorsi letterari ottenendo importanti riconoscimenti.
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Ho rivisto Anna ieri sera, è tornata in paese dopo tantissimi anni.
E’ sempre uguale , occhi neri da cerbiatto, capelli corvini, la pelle naturalmente abbronzata, sempre, anche in inverno. Stessa risata, stesso gesticolare . E’ tale e quale a quando ,ragazzina, emigrò con la sua famiglia per trasferirsi al nord . Pianse tanto Anna per avere lasciato il suo piccolo mondo , la sua casa, i suoi amici. Però si sa, il tempo è medicina cura le pene dell’anima, e piano piano riuscì ad ambientarsi ai nuovi luoghi , alla nuova vita. Il paese natio , però , le è rimasto dentro, in fondo all’anima .E’ piacevole ascoltarla raccontare della sua vita ,dei suoi figli, del suo lavoro e insieme ricordare fatti e persone e ridere e pensare ,con malinconia, ai tempi dell’adolescenza , alle passeggiate per le strade , alle sere d’estate , in cui si stava seduti fuori a chiacchierare, tra i racconti dei vecchi e i giochi dei bambini .Ricordi dolci, indelebili ,velati di malinconia.
Abbiamo camminato insieme per le strade quasi deserte , Anna si è rattristata , non poco . I suoi grandi occhi sono diventati lucidi . Ha osservato quelle vie, quei cortili in cui l’erba si è impadronita dei muri , dei sedili in pietra , stringendoli in un soffocante abbraccio . Le case disabitate, i portoni invecchiati chiusi da decenni lasciati lì a morire piano piano .
– Non è così che ricordavo il mio paese , non è cosi che io l’amavo! –mi ha detto Anna con la voce quasi rotta dal pianto.
– Questo non è il paese della nostra fanciullezza , i luoghi che amavamo –
Hai ragione , cara amica le sue strade acciottolate sono ormai coperte di freddo asfalto e le sue gorgheggianti fontanelle ,di fresca acqua sorgiva, quasi sparite e , le poche rimaste , sono ormai mute e arrugginite . Sui ibalconi i vasi di basilico che profumavano i giorni d’estate , sono rotti, spaccati dalle intemperie , solo erbacce crescono rigogliose . Porte e finestre rotte, persiane sprangate , scolorite dal tempo e dall’incuria in un’agonia lenta, inesorabile.Case di emigranti mai più tornati, chiuse da anni e anni , abbandonate.Camminiamo in silenzio.Una grondaia si dondola scossa dal caldo vento di scirocco che,sibilando , penetra tra leintercapedini di una portone scrostato e di quello che un tempo era il suo brillante colore verde , resta solo una chiazza opaca. Su di esso ,impresse su un arco in ferro , troneggiano due grandi lettere P.G , iniziali del proprietario checon la sua famiglia ,in quella casa , ha trascorso parte della sua vita. Scendiamo per una di quelle stradine che, da ragazze, correndo e ridendo, percorrevamo con le altre amiche. I gradini sono pieni cartacce , il degrado imperversa . Un gatto bianco e nero ci viene incontro miagolando , vaga per le strade elemosinando cibo e coccole . Lo accarezziamo e lui inizia a seguirci . Ci avviamo verso quella piazza , che fu il cuore del paese . Lì , tempo fa , pulsava la vita , crocicchio di chiacchiere, di festose grida di bambini e di venditori ambulanti.Sembra ancora di sentirne le loro voci cadenzate pubblicizzare merci d’ogni genere. La piccola cappella della Madonnina, in cui ci si fermava a pregare e a chiedere grazie con in mano candele e teneri fiori di campo, non c’è più.Al suo posto, ora, c’è un orribile posteggio , groviglio di auto e motori . E’ agosto , fa caldo, l’aria è pesante e non solo per l’afa .Oggi è un giorno di festa , la festa della Madonna .Negli anni passati, per tre giorni,il paese e questa piazza si animavano colorandosi di luci, odori, suoni,sapori . Artistiche luminarie ornavano il corso , la piazza e il percorso della processione, bancarelle di dolciumi e giocattoli rendevano felici i bambini che impettiti camminavano con in una mano un bastoncino di zucchero filato e nell’altra un giocattolo appena acquistato. Canzoni , musica,risate , primi amori. Ora invece tutto tace.Un rombo di un motorino “smarmittato” spezza il silenzio e si allontana velocemente lasciando un acre odore di benzina. E noi, piano piano, percorrendo tutto il corso in salita, arriviamo alla chiesa Madre. Alcuni ragazzi seduti sui muretti chiacchierano. Le loro voci, le loro risate , la loro esuberanza ci rallegrano per un attimo. Ci sediamo sulla scalinata e li osserviamo e rivediamo noi , nelle domeniche dopo la messa, nei giorni di festa felici, allegre, spensierate .
Tanti: – ti ricordi ?- Troppi : – perché?–
I ragazzi poco dopo salgono sui loro motorini e si allontanano gridando:
– “Tutti a lido….. a ballare … !”
Di nuovo silenzio.Ci affacciamo dal belvedere.Il panorama sul golfo ci lascia senza parole per la sua bellezza , ma acuisce ancor di più la nostra tristezza . Decidiamo di andare via si è fatto tardi,tra chiacchiere e ricordi il tempo è passato in fretta .
– Sì, andiamo, amica mia , ma aspetta , voglio dirti che questa serata è stata bella perché ti ho rivisto, e insieme a te ho rivisto il nostro paese com’era nel passato così come tu lo hai impresso nella tua mente, nei tuoi occhi, prima di lasciarlo.

“ QUESTA SERA ALLE ORE 21 SPETTACOLO MUSICALE IN PIAZZA NON MANCATE ! GRANDE SPETTACOLO…… CANZONI ,MUSICA, RISATE, TUTTI IN PIAZZA ….. VI ASPETTIAMO !”
Mi sveglio di soprassalto frastornata , assonnata , sudata e con la gola secca , mi guardo intorno riconosco i miei mobili, il mio divano. Mi alzo e vado alla finestra . Che sta succedendo? La piazza è piena di gente, alcuni ambulanti stanno montando delle bancarelle, e scaricando la loro merce, parlano a voce alta . Guardo a destra c’è Carmelo con la sua moto ape stracarica di frutta circondato da donne che fanno acquisti . Don Giovanni e la moglie sono intenti a sistemare le sedie davanti al palco per godersi lo spettacolo in prima fila . Maria seduta sui gradini sta intrecciando una ghirlanda di fiori da donare alla Madonna. Un bambino piange perché il palloncino gli è scappato di mano e con il naso all’insù cerca di seguirne il volo. Volgo il mio sguardo in tutte le direzioni , come se vedessi quelle persone, quelle case , quella piazza per la prima volta non capisco, mi sento stordita. Tutto era spento e sbiadito , arrugginito, sporco , abbandonato , disabitato, deserto e ora all’improvviso il paese è rumoroso, vivo, luminoso, colorato, allegro, pieno di profumi …. Ma allora , allora è stato un sogno , solo un sogno…un brutto sogno, ma Anna dov’è ? Ho sognato anche lei ?
La porta si apre e mio marito entra .
– Ma  ancora non sei pronta?- mi dice, rimproverandomi – hai dimenticato che alle quattro dobbiamo andare all’aeroporto a prendere Anna ? Sbrigati è tardi !
Tiro un sospiro di sollievo in un attimo capisco tutto ! Dopo pranzo devo essermi appisolata sul divano e ho fatto quell’orribile sogno .. un sogno ! Un sogno, capisci mia cara Anna, era solo un sogno . Il paese che tu hai lasciato tanti anni fa , il nostro piccolo paese con le stradine acciottolate pulite e piene di piante fiorite , le sue casette dalle facciate colorate di azzurro , con accanto la vigna e il fico , è rimasto tale e quale a tanti tantianni fa e tu amica cara tra poche ore potrai respirare la sua aria pura , ammirare i suoi paesaggi , e nei campi raccogliere fiori per la Madonna. Potrai ancora gustare il pane casereccio, caldo, fragrante , che profuma di lavoro e dissetarti alle fontanelle d’acqua fresca sorgiva . E incontrerai tutti i tuoi amici e a loro dirai , come sempre, il mio, il nostro, è il più bel paese del mondo !
Che strano però … ! Quel brutto sogno mi è sembrato reale …troppo reale !
Franca Citrano

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