“Orizzonte” di Lorenzo Metrangolo


Nella feconda ispirazione di versi classici e di alto lirismo, si espande la sensibilità raffinata e melanconica del giovane poeta Lorenzo Metrangolo, il quale trasfonde pregiate icone dell’anima inquieta nello scontro con la quotidianità di impatto stordente. Vorrei citare le stesse parole che ha usato Lorenzo per significare la sua poesia: « In questa poesia trovo una specie di panismo con la volta stellata, vuoi perché essa ti affascina ogni sera, vuoi perché comprendi d’esser parte di essa e non ne vedi la fine. Infatti cerco di comprendere il significato di tale cielo,  chiedendo meravigliato pietà. » [ M.R.Teni]

In tal nero tumulto,
ove si spegne il mio desio,
osservo e ammiro quell’angelico pianto,
che porta a illudermi in un triste compianto.
E il mio curiosar è sì forte,
di pandoriana memoria che porta
a scoperchiar l’umana mente,
per capir d’esser parte del Caos vivente.
E tal risposte, nello nome mio ritrovo,
sì che all’impotente ciel,
meravigliato e stupefatto, chiedo pietà.
E come Fetonte, mosso da un proibito desio,
l’animo mio annega in un orizzonte senza oblio.

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