Riccardo Socci e le sue liriche


Una scrittura sapiente e ben allineata con le tecniche stilistiche proprie del linguaggio poetico fanno sì che le liriche di Riccardo Socci siano coinvolgenti e ricche di atmosfera. Nelle immagini ben tratteggiate attraverso l’uso esperto di figure retoriche, il lettore prova suggestioni e si emoziona.  L’ uomo e il tempo si fondono nella figura simbolica del treno, rapportandosi in una dimensione che ha la percezione  di un fluire necessario  che sfocia nella consapevolezza della speranza. [M.R.Teni]

Pisa – Torino

Ho attraversato dodici stazioni
con gli occhi incrostati di ruggine.
È finita la linea
piatta del mare, a un certo punto
e non so dove
è iniziata la nebbia che confonde.
Ma le voci doppiate, le colonne
hanno sancito comunque l’andare,
e tonnellate di binari
appiccicati dentro.

Viaggiare a strappi: questo è il sogno.
Non sapere non conoscere nulla,
e poi trovare il sole
che all’arrivo illumina
le pareti di Porta Nuova.

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* * * * *

Al cimitero monumentale di Torino, dove è sepolto
Primo Levi

Io cerco la tua tomba per vedere
e non la trovo. Cerco la tua tomba
per vedere se quella che ti scegli
è più accogliente di quella che ti tocca
e veramente l’ultima.

Ma non riposa. Anche qui c’è un treno
che fischietta e suona la sirena
e suona la sirena del passaggio a livello
bloccato a mezz’aria:
chi passa oltre?
Cosa rimane chi passa? Quanto resta
se resta chi rimane, questo ronzio?

Io cerco la tua tomba ma la campana
della chiusura mi chiama e non la trovo,
dice che qui
non c’è niente di mio.
Riccardo Socci

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