“La poesia come antidolorifico” di Apostolos Apostolou

         a Ricorro a te, Arte Poetica,
che forse sai di medicine

Le medicine te le ha portate l’Arte Poetica,
e per un poco non fanno sentire la ferita.

Malinconia di Giasone Cleandropoeta nella Commagene nel 595 d. C.   ( K.Kavafis)

In un’epoca nella quale il pensiero scivola su una fenomenologia della perdita irrimediabile del significato e su una duratura e indecisa intenzione espressiva, quale ruolo può giocare la poesia? E di quale poesia possiamo parlare oggi? Di una poesia del compimento trionfale del surrealismo? Di una poesia revocatoria, nostalgica, della tradizione moderna, la quale non è che l’altro volto della noia? Una poesia militante, empirica, che risponde alle grida con un altro grido, alla stregua di una chiamata filosofica? O forse di una poesia in bilico tra la parola pronunciata e il suo significato? Oppure ancora di una poesia meditativa, che suo malgrado diviene potentemente lirica?

E tuttavia la scrittura poetica ha attraversato tutto l’orizzonte meditativo. [1] Così la teoria dell’agire comunicativo o dell’intenzionalità esiste in Baudelaire “meubles voluptueux“.  Il desiderio di evasione è rinvenibile in Ηolderlin e Rimbaud, come ritiro incondizionato?

L’indeterminatezza e la sconfinatezza di Kristeva si trovano nei poeti come Jim Rosenberg, Frank O’ Hara, Andrew Levy, e Jackson Maclow. La finitudine del soggetto appare in Nerval. Il vuoto senza respiro, come interruzione del respiro, che ripropone nei suoi ultimi scritti Deleuze, esiste in  Baudelaire (si vedano i  “Fleurs du mal“  per citare  Proust   quando parlava dell’interruzione del respiro  nella scrittura di  Baudelaire).

La pienezza del discorso, del suono, che carpisce l’interiorità senza violarla, così come la contrapposizione tra discorso e scrittura (punto di disaccordo tra Walter Ong, Emmanuel Levinas, e Derrida, in sostanza contrapposizione tra fenomenologia del suono e fenomenologia della scrittura,  la quale scaturisce da un felice fraintendimento del dialogo platonico, nella frase “ λόγους λέγειν τε και  γράφειν‘’   laddove in definitiva, per numerosi filologi, il logos  significa discorso e scrittura, e non necessariamente una qualche scissione, come sosteneva Derrida) esiste nella poesia di  Edmond Jabes.

Ciò malgrado, la poesia non investe nello sforzo ermeneutico (prerogativa filosofica e psicanalitica, e menomamente poetica, per quanto ciò possa sorprendere, perché la poesia è meta-ermeneutica) poiché tale sforzo resta deformante ed opera come tale in base al fatto che lo sforzo ermeneutica non ha sufficiente e integra ²forma². [2] Ma inoltre, la poesia non impone condizioni di dominio, che vadano oltre il significato e il non significato.  Un oltre che insidia persino la filosofia di Derrida (l’oltre della conoscenza assoluta, come spostamento finale e radicale allo stesso tempo, ci dirà in L’ecriture et la difference, Seuil. 1967, p. 371) e il suo pensiero, orientato da ciò che ribalta, allo scopo di estrarre le conseguenze, non necessariamente ²esistenziali² s’ innesta nell’ispessimento di un oltre.  Ecco perché è d’accordo con Philip Sidney,  riguardo ai poeti, quando dice che essi non mentono mai,  ed adotta nel ‘’ Qual quelle” la prospettiva di Valery, secondo la quale la filosofia dovrebbe assumere il radicamento della poesia. [3]

 Poesia: una vera è propria applicazione terapeutica.

Comincerò con una domanda. Come si può oggi parlare di terapia, in un’epoca dove il termine terapia è così carico di un’articolazione burocratica ed è stabilito come un centro funzionale ed un modello di tutto il sistema della guarigione, la quale in sostanza si identifica con il potere? Tanto più che il relatore insegna la filosofia e tecniche terapeutiche per mezzo di filosofia e poesia ed è considerato come l’ispiratore dell’operazione poetico – filosofica.  L’operazione poetica- filosofica che non ha per obiettivo di convincere e di impressionare, né di dimostrare, bensì di condividere le opinioni, le conoscenze, le esperienze teorizzate, che sono ricostruttibili e verificabili, rispetto alla responsabilità e la libertà, desiderando così rendere il suo interlocutore aperto alla negabilità della sua ingegnosità. Come si può parlare oggi di terapia quando anche S. Freud nel testo del «Pirata ed il non Pirata Analisi» annunzia la sua fine?  Dicendo che la psicanalisi si stacca dall’obiettivo della terapia. Ossia dalla formazione, noi diremmo sregolamento – nuova regolazione – adattamento, ed anche dalla formazione educazione – stato – terapia. Le domande, per quanto riguarda la psicanalisi, sono chiare. Chi e come si può determinare la perturbazione e la guarigione? In un’epoca dove il vantaggio comparativo suo, ossia la rappresentazione come processo di pensiero e fabbricazione della fantasia (Derrida dice che la rappresentazione funziona come una copia di qualcos’ altro che non è mai stato? Come principio del principio ) si è identificata con l’ immobilizzazione astratta , in modo che la filosofia, invece di seguire ogni ipotesi e presupposto, diventi sempre più imitazione di un linguaggio antico e sempre meno contemplazione. Le scienze della natura e dell’uomo diventano  sempre più fiscalismo , che ci costringono invece di liberarci. L’arte diventa sempre più tecnica e decorazione.

 La letteratura e la teoria estetica sono un semplice ciarlare e tutte quante messe insieme, sono sotto la pressione del successo e dell’utilità. Cosi, malgrado certi successi, dimostrano lo stesso le loro debolezze e portano la loro mitologia, rifiutando di vedere che tutte le soluzioni hanno in sé la loro stessa problematica e rimangono problematiche. Non essendo quindi in misura di evitare la loro sorte, conoscono la loro morte nel pensiero vasto e ricco che sa giocare al gioco della conoscenza assoluta.  Molte teorie parlano di vissuto come soglia dell’autoconoscenza, però come possiamo definire il vissuto? Il vissuto, definito come il fissaggio di un’espressione della vita tramite l’attenzione (vede psicanalisi) ed il nesso con processi nozionali, era una condizione per tutte le scuole psicanalitiche e psicoterapeutiche.

Per la filosofia, il vissuto è un fare senza interruzioni, una risultante di funzioni e rapporti non qualcosa di costante e fisso mentre Rickert si riferisce al concetto del dopo-vissuto. L’errore sta nel fatto che attraverso il vissuto cercano di arrivare alla comprensione (non dimentichiamo la figura interpreto / capisco). Tuttavia Jaspers crede – dice, che ogni tipo di comprensione comprende un elemento di costruzione. Se vogliamo ricercare un approccio post terapeutico filosofico, questo deve procedere entro una filosofia del gioco. Il gioco come maschera della filosofia di Nietzsche, come metafora / immagine – riferimento costituisce una sfida – invito all’attivazione del soggetto a procedere con la rottura con l’identità e l’unità. La maschera come passione assurda secondo Nietzsche e coesistenza di luoghi opposti della molteplicità e delle contraddizioni permette un avvicinamento pieno di tensioni delle sensazioni che capisce come il luogo dell’intermedio o meglio il luogo dell’insieme (per la prima volta incontriamo il termine nel Platone, quando usa la parola metaxy cioè insieme, Simposio e Filebo, ma anche a Heidegger, con il concetto Lichtung cioè Lucide)

Il concetto dell’intermedio o d’insieme è forse la causa del pericolo, forse la causa della maschera, del gioco, del luogo intermedio (legge oppure insieme) ossia della cultura (secondo psicanalista Winnicott) della poesia (secondo Platone e Nietzsche). E questo perché, come dice il Nietzsche, per un poeta autentico la metafora è un’immagine, un concetto e quello che vede il poeta è uno spettacolo che costituisce una rappresentazione teatrale dove le parole diventano maschere; però non come il gioco come terapia che perde il suo taglio d’inversione e del quale gli estremi sono definiti in una via di uscita sicura (come sostiene F. Faun) ma, invece, un gioco con tutti i rischi. Il gioco è sinonimo del Questo (Cela) – Quello (Id ) che può essere paragonato con l’inconscio. È aperto sul luogo/tempo delle risposte. E come dice K. Axelos il gioco non è un predicamento del mondo, il gioco gioca il mondo. (Per il gioco nella filosofia hanno parlato M. Heidegger, E. Fink, J. Granier, K. Axelos. J. Derrida). Il gioco conosce ogni comportamento nostalgico e reattivo, soffoca, all’interno dei suoi stessi limiti, ogni opportunismo semplice e pulito, perde tempo, ogni opportunismo scuro, o sopracarico, rimane plano e monolineare, mentre alle grandi domande non possiamo che rispondere senza rispondere. Non vede la vita come un labirinto di  supplementi o sostituti (la vita come supplemento per ricordare Derrida) né una funzione dell’ellipse / desiderio, (secondo psicanalisi) che crea la metafisica della diaspora.

Poesia e filosofia del gioco, sono vicini senza che sia tuttavia stabilito che siano deducibili e spiegabili insieme. La poesia dà alle cose un nuovo nome, ma anche la filosofia del gioco lo fa, ribattezzando le cose. Il poeta impara la dimissione, ci dirà Stefan Georg, nel poema con titolo “ Das Wort “ un poema che distingue il M. Heidegger. Secondo l’oratore ateniese Antifonte di Ramnunte (480-411 a-C circa) terapia dell’anima esiste solo con la poesia. La poesia va al di là dell’anima, riflettendo sulla anima. E il poeta greco K. Cavafis scrive: “…Ricorro a te, Arte Poetica / che forse sai di medicine…/…Le medicine te le ha portate l’Arte Poetica / e per un poco non fanno sentire la ferita…” Possiamo recitare che la poesia è una ribellione della nostra psiche all’idea di perdere il passato; è un voler riportare il passato nel presente, il mondo tale da avere la sensazione che quello che è stato esiste ancora.

Ma questo succede anche con il gioco filosofico che si esprime come una sistematica aperta e ci impedisce di giocare senza giocare, (K. Axelos) [4]  che  è aperto e insicuro e impone  la dimissione rispetto a qualcosa che succede. Tuttavia, tramite tutte le negazioni, sorge un’affermazione: la dimissione non è che il tutto per quel che si perde e la nuova nomenclatura, il familiarizzarsi di uno sguardo nuovo, oppure il riconoscimento della conoscenza secondo le teorie psicanalitiche e psicoterapeutiche) Cosi l’ assoluta impasse senza uscita, il rischio esistenziale, l’ insicurezza totale, l’esclusione multidimensionale, in una parola, il vuoto assoluto questa utopia della fisica ridotta da noi stessi ad una realtà quotidiana, costituisce una sfida. Saremo all’altezza simultaneamente alla corrente sotterranea che si muove all’ombra nello spazio-tempo e all’orizzonte degli orizzonti lontani che ci procura le sue luci? Infine questa è la scommessa dell’uomo.

Il gioco filosofico organizza, se possibile, un pensiero interrogativo che non sia né scientifico, cioè funzionalità, né psicanalitico, ossia narrativa e teoria delle proiezioni,    micro-costruzioni sociologiche, ossia ideologie prosaiche. La poesia ci dirà che la nostra epoca non ci appartiene come una proprietà nostra, ma che siamo noi che apparteniamo ad essa come se fossimo suoi figli, in un’apertura culturale.[5]  Per questo dobbiamo essere aperti al fascino del tutto-nulla provando sia il tutto che il nulla.

Apostolos Apostolou
Scrittore professore di filosofia, critico letterario.

Punti

[1]  Hans Robert Jauss,  Pour une esthetique de la reception,  trad. de l’ allemand par Claude Maillard, ed. Gallimard, Paris 1978, p, 49.  Anche Wolfgang  Iser,  L’ arte de lecture, trad. de l’  allemand par  Eveiyne  Sznyc er, ed .P. Mardaga, Bruxelles 1985, p, 321. Anche Pierre Van Den Heuvel, Parole, Mot, Silence ; pour une poétique de l’enonciation, ed.R. Corti, Paris 1985,  p, 65.

[2] Paul de Man, Literature and language : In Commentary, New Literary History, n,4, 1972, p, 181-192.

[3] Paul de Man,  Les Exegeses de Holderlin par Martin Heidegger, Critique , n,11, 1955, p, 800-819.

[4] K. Axelos  Systemattique ouverte, Paris, Editions de Minuit 1984, Problemes de l’ enjeu, Paris Ed. de Minuit 1979,  Le jeu du monde Paris, Ed. Minuit, 1969.

[5] La poesia, natura e registra i sentimenti. Vede con altre parole l’uomo come ‘possibile essere’, cioè, come lui esiste nella decentralizzazione, nell’inizio dell’incertezza, come volontà che non è, per questo l’uomo rimane un divenire aperto   (ecco una nuova proposta con un significato analitico).

 

Pubblicità

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
Questa voce è stata pubblicata in "L'Angolo della Filosofia". Contrassegna il permalink.

2 risposte a   “La poesia come antidolorifico” di Apostolos Apostolou

  1. Pingback: EMILIO ISGRO’-Premio Terzo Millennio-Città di Barcellona p.g.(me) da CULTURA OLTRE | 3°m Terzo Millennio - Rivista Letteraria no profit - Registrazione Tribunale di Barcellona P.G. (Me) - n° 70/2009 del 01-6-2009

  2. Pingback: EMILIO ISGRO’ – PREMIO TERZO MILLENNIO CITTA’ DI BARCELLONA P.G. (ME) Da Cultura oltre 14 | 3°m Terzo Millennio - Rivista Letteraria no profit - Registrazione Tribunale di Barcellona P.G. (Me) - n° 70/2009 del 01-6-2009

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.