IL LIBRO DEL MESE: “Elbrus” di Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente – ottobre 2021

il libro del mese_page-0001Per la rubrica “Il libro del Mese” ho scelto Elbrus (A. Curcio editore, 2020),  scritto a quattro mani da Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente, un romanzo rivelatosi, sin dalle prime pagine, non solo interessante, ma talmente coinvolgente da portarmi verso un’attenta e consapevole riflessione su aspetti che rilevano, con inequivocabili evidenze, la superficialità dell’uomo che, quotidianamente e progressivamente, intacca sempre più quella meravigliosa catena di equilibri che la natura ha costruito in milioni di anni. Molte le domande che, pagina dopo pagina, si affacciavano durante la lettura e tante le mancate risposte verso un dato di fatto inconfutabile: il riscaldamento globale sta producendo ormai effetti devastanti, tanto da compromettere seriamente la sopravvivenza dell’umanità e di tutte le specie animali e vegetali del pianeta Terra. Ci si trova dinanzi a un romanzo complesso, distopico che pone i lettori di fronte a un inquietante futuro, proiettato nell’Anno Domini 2113, in cui la Terra ormai mostra segni di cedimento. I cambiamenti climatici prodotti dal riscaldamento globale hanno chiaramente determinato nuovi equilibri geopolitici. Come si legge nella sinossi, il sovrappopolamento e le migrazioni di massa verso i paesi “non più freddi” sono parte di un problema più esteso che interessa l’imminente scarsità di risorse che permettano il sostentamento del genere umano nel prossimo futuro, evidenziando che gli ostacoli non sono quelli dovuti alle tecnologie disponibili, ma alla natura stessa della specie umana che erode gli equilibri che la natura ha costruito in milioni di anni. Si scopre, attraverso la lettura di Elbrus, ciò che è sostanziale e che sta alla base della narrazione e, come gli stessi autori riferiscono, sono fondamentali le ricerche prioritariamente condotte per portare avanti un lavoro così completo e rigorosamente attinente –  “Nel costruire questo scenario ci siamo basati sui risultati dei più recenti studi di climatologia, in particolare sul lavoro di Patricia Nayna Schwerdtle et al., Human mobility and health in a warming world, pubblicato nel gennaio 2019 sul Journal of Travel Medicine e sull’interessante studio di Chang-Eui Park et al., Keeping global warming within 1.5° C constrains emergence of aridification, pubblicato nel gennaio 2018 dalla rivista Nature Climate Change.”
Non volendo svelare la trama, sapientemente costruita partendo, peraltro, da aspetti scientifici concreti e reali, significativo è inquadrare il luogo in cui si svolge la storia: Tallinn, capitale dell’Estonia, nonché suo porto principale, affacciata sul mar Baltico, dove regna l’incomunicabilità tra la gente che “di rado ha occasione di scambiarsi un saluto” e dove “l’illuminazione pubblica è spenta ormai da tempo”. In questo scenario si muovono le vicende di Lubomir, un programmatore che lavora per un’azienda specializzata nella creazione di prodotti software, la Drama che, nello specifico, produce videogiochi in realtà virtuale. Interessante appare la sua personalità, complessa, ansiosa, complicata da mille pensieri che lo agitano nel profondo, portandolo a vivere delle situazioni al limite della realtà e apparentemente oniriche. Sono da sottolineare le sorprendenti descrizioni della natura circostante che immergono il lettore all’interno della storia, quasi magicamente, in uno scorrere di sensazioni che si palesano fluenti e si snodano in un flusso di impressioni eterogenee. La cifra stilistica sembrerebbe appartenere al genere fantascientifico ma, penetrando all’interno della storia, ci si rende conto che si discosta dagli stereotipi più diffusi sulla fantascienza, perché il romanzo, in sostanza, in un percorso originale e accattivante, esplora un ambito più profondo in cui si articolano temi complessi e insoluti, come la rapida modernizzazione della società, l’inquinamento ambientale, l’ascesa della tecnologia selvaggia. Scaturisce da ciò l’immagine di un mondo vulnerabile, di un pianeta scosso da troppe sollecitazioni che l’attualità ha prodotto, segnandone per sempre l’identità. Come già introdotto, il nucleo che fa da sfondo al romanzo è il riscaldamento globale, mentre lo sviluppo narrativo si muove rivolgendo uno sguardo ai progressi della genetica e della genomica umana, con particolare attenzione verso l’incremento delle biotecnologie e dei più moderni metodi di manipolazione genetica fino a toccare la clonazione umana, descritta comunque nel rispetto dei principi etici e sociali connessi, traendo ispirazione, tra l’altro, dalla tecnologia di editing genomico denominata CRISPR-Cas9, messa a punto nel 2012 da Emanuelle Charpentier e da Jennifer Doudna e attualmente sempre più usata.  Sembra quanto mai appropriata la frase del famoso scrittore di fantascienza canadese William Gibson (Conway, 1948) il quale ha detto: “Il futuro della fantascienza? Ci viviamo dentro.”. Una felice sintesi di quello che, a parer mio, rappresenta il romanzo di Capocasa e Di Clemente, un’immersione in un universo che realmente appartiene all’essere umano ma che, a volte, appare insondabile e astratto. Un libro poderoso, da leggere assolutamente, soprattutto per chi ha voglia di riflettere su quello che è oggi la nostra vita e quella che sarà o potrebbe essere se non si trova al più presto una soluzione.
Eleonora Mello                                                                                         Eleonora Mello

                                                                                                                            Elbrus_Copertina

   Gli Autori si presentano

1 – Come è nata la decisione di scrivere un libro che tratta un argomento di così grande attualità scientifica e di un genere tra il fantascientifico / surreale?

Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente: Per sviluppare lo scenario fantascientifico di Elbrus siamo partiti dall’attualità scientifica riguardante il riscaldamento globale, la manipolazione del genoma umano e le leggi che governano il cosmo. Da qui abbiamo poi proseguito con la nostra fantasia per definire un futuro “apocalittico” nel quale si muovono i personaggi del romanzo. Tutto è nato mentre stavamo ragionando sugli aspetti bioetici di Oltre il domani (n.d.r. il precedente romanzo di Giuseppe Di Clemente). Da quelle riflessioni nascono i primi passi della trama del romanzo. Per quanto riguarda il genere, la passione per la fantascienza ci accomuna e quindi è stato un passaggio quasi naturale quello di scrivere un romanzo di questo tipo.

2 – Secondo i suoi studi, Marco Capocasa, a che punto è la ricerca sui dati della genetica e della genomica umana, con particolare riguardo allo sviluppo delle biotecnologie e dei più moderni metodi di manipolazione genetica?

M.Capocasa: Negli ultimi anni, in particolare, queste tecniche sono state sperimentate per poter essere utilizzate in numerosi ambiti della medicina. A cavallo fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta la terapia genica stava solamente iniziando a muovere i primi passi. Negli ultimi cinque, invece, il noto sistema di editing genomico denominato CRISPR-Cas9 è stato testato, tanto per fare alcuni esempi, per il trattamento dell’HIV, per l’immunoterapia del cancro e addirittura per la cura della cecità. Credo che basti questo per farsi un’idea del ritmo sostenuto con il quale sta progredendo la ricerca riguardante le metodologie di manipolazione del genoma umano.

3 – Perché un lettore dovrebbe leggere il vostro libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

M.Capocasa e G. Di Clemente: In Elbrus abbiamo toccato alcuni temi che riteniamo siano di grande importanza. Ci riferiamo soprattutto a quelli riguardanti l’etica della scienza, la diversità biologica e culturale e il valore dei legami familiari. Noi pensiamo che il nostro romanzo sia adatto a un lettore interessato a queste riflessioni, che vuole anche immergersi in un’avventura ambientata in un futuro in cui l’umanità è messa a dura prova dalle conseguenze delle sue stesse azioni. Un romanzo di fantascienza che crediamo possa piacere anche ai non appassionati del genere.

4 – Avete qualche altro progetto insieme in cantiere per il futuro?

M.Capocasa e G. Di Clemente: In verità, sì. La nostra collaborazione sta proseguendo felicemente. Stiamo ultimando la stesura di un nuovo romanzo le cui vicende si svolgono nello stesso universo narrativo di Elbrus. Preferiamo tuttavia non svelare la trama, per ora.

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Giuseppe Di Clemente nasce a Roma nel 1976. Appassionato fin da ragazzo di astronomia e fantascienza, la necessità di comprendere talune dinamiche della nostra esistenza lo porta a conseguire la laurea in economia, il che dà un’ulteriore impronta alla sua personalità, contribuendo a una visione complessa e contraddittoria del mondo. Nasce così il suo primo romanzo “Oltre il Domani” (L’Erudita – Giulio Perrone Editore, 2019), un racconto trasversale, dove la fantascienza è genere e pretesto per interrogarsi sul futuro degli uomini.

Marco Capocasa, antropologo molecolare, deve la sua passione per la fantascienza alle letture dei classici di questo genere. Laureato in Scienze Biologiche e in Antropologia Culturale, successivamente ha conseguito un dottorato di ricerca in Antropologia Molecolare. Autore di decine di articoli su riviste scientifiche internazionali, insieme a Giovanni Destro Bisol ha recentemente pubblicato due libri di divulgazione scientifica: “Italiani. Come il DNA ci aiuta a capire chi siamo” (Carocci, 2016) e “Intervista impossibile al DNA. Storie di scienza e umanità” (il Mulino, 2018). Elbrus è il suo esordio nella narrativa del fantastico.

Marco Capocasa

Giuseppe Di Clemente

 

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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