Presentazione dell’autore Renato Mammucari – a cura di Mariantonietta Valzano

In una sera quasi estiva di giugno ho incontrato, ad un concerto tenuto a Sant’Ignazio, un uomo distinto, dai modi genuinamente gentili, educato ma senza affettazione o smancerie, esattamente il tipo che solitamente si definisce un “gran signore”: il Prof. Renato Mammuccari. Mi è stato presentato dalla mia amica violinista Lucia che si apprestava a suonare, anzi a far melodiare il suo violino.
Di questo uomo, dalla importante età tanto quanto la sua saggezza che traspare da ogni sua parola, rimangono impresse a chi lo ascolta la passione per la cultura del viaggio, della conoscenza di una Roma ai più sconosciuta perché fatta di “esperienza”. Il racconto della città attraverso grandi autori /viaggiatori del passato da Goethe a Hemingway aggiunge fascino e sapienza che si apprende con grande facilità, attraverso parole che fluiscono e portano alla mente tante piccole note della città eterna. E’ proprio il suo eloquio elegante e semplice che ha catturato la mia attenzione, perché il Prof. Mammuccari narra, non racconta, fa rivivere eventi passati luoghi e personaggi di tempi passati.
Come Vittoria Caldoni, del suo scritto che porta alla luce la figura di questa ragazza bellissima da tutti contesa come modella fino a quando per amore scelse un pittore che poi sposò.

Vittoria Caldoni
Una modella senza tempo

Renato Mammucari

b

  August Kestner, segretario dell’Ambasciata di Hannover a Roma, ma soprattutto pittore dilettante, nel 1820 durante una delle sue abituali escursioni nei Castelli romani e precisamente ad Albano, ebbe la fortuna di incontrare Vittoria Caldoni, figlia di poveri contadini, che all’epoca aveva appena quattordici anni, e rimase a tal punto “folgorato” dalla purezza dei tratti di questa “adolescente in boccio” da esclamare senza mezzi termini di aver incontrato «una bellezza così perfetta come non se n’è vista dagli albori dell’umanità» e, dopo aver tratteggiato le linee leggiadre del volto, fece sì che diversi altri artisti la richiedessero come modella.

   Questa “fanciulla di Albano” venne quindi ospitata nella casa romana dell’ambasciatore von Reden a villa Malta per consentirle appunto di posare, e tali e tanti furono gli artisti interessati a riprenderla nei loro quadri che la moglie del diplomatico mise a disposizione una sala per consentire appunto a Vittoria di ispirare i migliori pittori e scultori dell’epoca.

   Tra questi ricordiamo i tedeschi: Johann Friedrich Overbeck con il celebre Ritratto di Vittoria Caldoni conservato nella prestigiosa Bayerische Staatsgemaldesammlungen di Monaco; i due fratelli Wilhelm e Rudolph Schadow, pittore il primo e scultore il secondo, che la immortalarono quindi sulla tela e nel marmo; Franz Ludwig Catel al quale dobbiamo un suggestivo ritratto di questa fanciulla e Julius Schnorr von Carolsfeld di cui se ne conoscono per lo meno cinque.

   Tra gli artisti francesi primeggia Horace Vernet, che realizzò un pregevole acquerello trasferito anche in litografia da Henry Cousins e A.S. Fries; i danesi poi sono rappresentati da Bertel Thorvaldsen, che da scultore qual era la immortalò nel marmo, così come fece anche Pietro Tenerani con quello splendido busto, vanto del Museo di Roma di Palazzo Braschi.

   Il ritratto di Vittoria eseguito dall’Overbeck, però, si distingue da quelli eseguiti da altri validi artisti, ed in particolare da quello di Vernet, per la compostezza della posa, tra il rassegnato e il melanconico, e per la modestia del vestito; la giovane quattordicenne, infatti, a differenza del costume della festa nel quale ce la restituisce il pittore francese – impreziosito dallo spillone che trattiene la tesa che le copre la nuca e le incornicia il viso, dagli splendidi orecchini che ingentiliscono le orecchie, dalla collana di perle che dà luminosità al collo e da un prezioso rosario tenuto a mani giunte – viene dipinta dal fondatore della Confraternita di San Luca nell’umile abito da lavoro e, per meglio sottolineare le origini contadine della ragazza, la fa sedere su un sacco con ai lati delle zucche ed un falcetto.

   Ed ancora, una lunga teoria di pittori ed incisori si sono ispirati a Vittoria non riuscendo a nascondere l’amore incondizionato per la bella modella ed anzi, a volte, sono ricordati quasi esclusivamente per tale fortunato incontro artistico: August Riedel autore di ben due ritratti ad acquerello, tanto che il Kestner poté dire che la giovane da lui scoperta era stata dipinta addirittura quarantaquattro volte da artisti così “intimiditi” dalla bellezza della modella da non riuscire a volte a renderla in tutta la sua grazia.

   Anche i due pittori russi Aleksandr Ivanov e Grigorij Làpčenko, più romantici dei tedeschi, più estroversi dei danesi e soprattutto più sensibili alla grazia femminile dei francesi, abbagliati dalla bellezza della giovane Vittoria se ne invaghirono prima come modella e subito dopo, se non contemporaneamente, come donna, tanto che il secondo, dopo averla dipinta per la prima volta senza veli nel celebre quadro Susanna sorpresa dai vecchioni (utilizzando, però, un’altra modella per il corpo non posando Vittoria nuda o forse essendo il pittore geloso) avendo contratto una grave malattia agli occhi e dovendo lasciare Albano, per non allontanarsi da Vittoria nel 1839 la sposò portandola con sè in Russia dove condussero una vita matrimoniale abbastanza comune e morirono nell’anonimato dimenticati da tutti, lasciando però a parlare soprattutto di lei i quadri e la miriade di incisioni nelle quali essa compare in tutta la sua bellezza.

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Renato Mammuccari viene al mondo nello stesso anno in cui lo lascia Gabriele D’Annunzio e, in un ideale quanto azzardato passaggio di testimone, nel 1988 per farsi perdonare l’incauto accostamento è promotore di una mostra nello “Stenditoio” del San Michele dedicata a “I pittori dell’Imaginifico” in ricordo del Cinquantenario della morte del Vate. Vive a Velletri città nella quale ha svolto la professione di avvocato, dopo una lunga parentesi a Camerino dove, assistente universitario, si scontrò con un “barone” ma incontrò una “principessa” e, ribaltando la legge del contrappasso, perse il posto ma trovò moglie. Docente di Italiano e Storia, è andato in quiescenza per ringiovanire (è uno dei “famigerati” pensionati baby) lasciando anzitempo la scuola senza rimpiangerla e, soprattutto, senza che questa rimpiangesse lui. Perseguitato dal tarlo del collezionismo, il suo studio è tappezzato di quadri, incisioni, libri e ricordi che troppo sovente lo hanno distratto, complice e consenziente, dagli impegni forensi. Appassionato collezionista dell’Ottocento, infatti, da anni si dedica alla riscoperta di pittori che, dal Settecento al Novecento, hanno ritratto Roma e la sua Campagna, riproponendone le opere in pubblicazioni e mostre che gli hanno valso il premio per la Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, anche se gli è più caro il “Premio Simpatia” conferitogli dall’indimenticabile Domenico Pertica. Con la casa editrice Luoghinteriori ha pubblicato Roma Incisa (2013), Briganti laziali (2014), Castelli Romani (2015), Velletri (2016), Regina Viarum (2017).

 

 

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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