“Un’eguaglianza non livellata” di Maria Rosaria Teni

editorialeUn titolo ossimorico per una riflessione che vorrei condividere in questo spazio che, mensilmente, ospita i più svariati argomenti. Mi capita spesso di pensare alla nobile poesia composta da Totò, “‘A livella”, conosciuta universalmente e apprezzata soprattutto perché affronta con l’ironia e la levità tipica di Totò il tema della morte. Il grande Antonio De Curtis, con un chiaro e allusivo concetto che, al di là dello status simbol che occupiamo in vita, fondamentalmente dinanzi all’estremo commiato siamo tutti uguali e tutti umani, ricchi e poveri, bianchi e neri, grassi e magri, alti e bassi, dà una lezione di impagabile umanità. Il possesso effimero dei beni mondani cessa di avere senso di fronte all’ineluttabilità della morte che, per l’appunto, livella e accomuna in un identico destino. Giorni fa mi è capitato di vedere che anche sui manifesti luttuosi vige tuttora l’uso di indicare la professione o il titolo della persona defunta e questo, probabilmente, perché si differenzi e si classifichi la persona nella scala sociale e nel contesto civile. Non ne comprendo il motivo e sono scossa dalla considerazione che, anche di fronte alla morte, ci possano essere catalogazioni e diversità di trattamento, soprattutto considerando che oggi c’è ancora un dislivello inquietante tra persone che godono di lussi onori e privilegi e altri che invece vivono un’esistenza di stenti, in povertà, ai confini di una società marginalizzante

Ma chi te cride d’essere…nu ddio?

Ccà dinto, ‘o vvuo capi, ca simmo eguale?…

…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;

ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.

Attraverso queste parole si intuisce quanto sia ridicola e superflua la puntualizzazione della posizione sociale e quanto vana sia l’apparenza e l’ostentazione che pur si manifesta in un trapasso che parifica e mette tutti gli uomini sullo stesso piano ed è capace di eliminare tutte le disuguaglianze sociali esistenti.

Mille sono le riflessioni che si addensano in questi giorni, sarà anche per via della stagione autunnale, in cui la natura si predispone a mutare i suoi colori rivolgendo alla terra l’invito ad accogliere le foglie secche, a interiorizzarsi in un raccoglimento quasi mistico. Mi è di sollievo concludere con le parole di un grande filosofo che, con la sua profonda saggezza, ancora oggi è più che mai attuale:

Siamo onde dello stesso mare,
foglie dello stesso albero,
fiori dello stesso giardino.

(Lucio Anneo Seneca)

Maria Rosaria Teni

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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