“Arte e Antropologia” di Apostolos Apostolou

                                 

                                  a    È fatto che oggi siamo nell’ ultra o nell’ infra-estetico. È inutile cercare per la nostra arte coerenza o un destino estetico. In altre parole è come cercare il blu del cielo dalla parte dell’infra-rosso o dell’ultra-violetto. Su questo non trovandoci più né nel bello né nel brutto. Oggi siamo libertati dal reale e possiamo fare più reale del reale, questo che si chiama iperreale. Il filosofo tedesco G.W.F. Hegel aveva parlato di fine dell’arte.

G.W.F. Hegel nell’Estetica (Aesthetik 1820) scriveva: “L’arte dal lato della sua suprema destinazione è e rimane per noi un passato. Con ciò essa ha perduto pure per noi ogni genuina verità e vitalità, ed è relegata nella nostra rappresentazione più di quanto non faccia valere nella realtà la sua necessità di una volta e non assuma il suo posto superiore. Ciò che in noi ora è suscito dalle opere d’arte è, oltre il godimento immediato, anche il nostro giudizio, poiché noi sottoponiamo alla nostra meditazione il contenuto, i mazzi di manifestazione dell’opera d’arte e l’appropriatezza o meno, di entrambi…L’arte ci invia alla meditazione…La spiegazione sta nell’urgenza di un’arte come cultura e dell’adesione dell’arte alla vita.”

Abbiamo raggiunto una situazione di non ritorno e bisogna perciò riconsiderare le regole del gioco che chiamiamo “storia dell’arte” secondo Belting. «Questo non vuol dire «rigettare necessariamente il canone che è iscritto nel patrimonio di conoscenze ereditato dalla pratica della rispettiva disciplina», secondo sempre Belting. L’arte è sempre una domanda e Dickie pensò che la risposta alla domanda “Che cos’è l’arte?” dovesse consistere in una definizione dell’arte e quindi formulò la sua teoria sostenendo che è arte qualunque cosa il mondo dell’arte dichiari tale. Ora, il mondo dell’arte è un’istituzione, che comprende critici, collezionisti, curatori, artisti, storici dell’arte, e via dicendo, e dal momento che ho ritenuto che non c’è arte senza un mondo dell’arte, è ovvio che l’arte deve essere qualcosa di istituzionale. Tutti conosciamo che l’estetica o storia dell’arte era una sorta di sublimazione e proprio di controllo da parte della forma. In realtà il regno dell’arte e dell’estetica è quello di una gestione convenzione dell’illusione. Le immagini sono oggetti ironicamente puri. E l’estetica diventa un oggetto feticcio che cerca una forza. Fine della rappresentazione, fine dell’estetica, fine dell’immagine, apre oggi la banalità tecnica dei nostri oggetti e delle nostre immagini. Il nostro segreto è sempre il segreto della seduzione. Però la seduzione oggi e la tecnologia che fa la parodia di sé stessa, vomita sé stessa.

Danto era molto ottimista quando scriveva che “…quel che è interessante ed essenziale nell’arte è la capacità spontanea che ha l’artista di permetterci di vedere il suo modo di vedere il mondo – non semplicemente il mondo, come se un dipinto fosse una finestra, ma il mondo nel modo in cui lui ce lo offre.” (La trasfigurazione del banale). Perché gli oggetti si trovano al di là della forma estetica. Sono oggetti banali, oggetti tecnici, oggetti virtuali, oggetto mimetici, ma non oggetti dell’estetica e siccome sono oggetti feticci, senza significato, senza valore, offrono l’illusione pura della tecnica. Perché oggi non c’è un puro pensiero ad un’esperienza d’ arte. Infine oggi l’arte attuale è al di là del bello e del brutto, così l’arte oggi è anti-arte. Come la nuova antropologia è al di là del bene e del male.

Apostolos Apostolou
Professore di Antropologia

 

 

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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