IN PROSA E IN POESIA : “Evoluzione e cultura”– a cura di Lorenzo Fiore

La dinamica sociale

Come nembi di storni, assente il vento,

da onde e repentine evoluzioni

percorsi, così danzano a milioni

gli umani, illusi dal pensier contento

 

di libero e spontaneo movimento,

ma in realtà uniformati nelle azioni

da un groviglio di eteree connessioni,

che pur scambian vitale nutrimento.

 

Un mutevole codice morale

delle teste dell’idra mostruosa

regola la condotta. La ferale

 

sanzione per colui che opporsi osa

è l’esclusione; ma l’ebbra corale

talor gli cede, e sul trono lo posa.

 

La follia

Par nido di saggezza la follia,

e forse alcuno da questo miraggio

tratto ha profitto; ma per parte mia

del sentir voci non vorrei il vantaggio.

 

Vale più simulare la follia,

se vuoi disorientar chi ti fa oltraggio

celare un’oculata strategia,

o dire il vero con altro linguaggio.

 

Ma di follia la taccia è sì ferale

che scuso chi vuol farla inesistente

col negare il concetto di “normale”;

 

sul qual peraltro pesa, onestamente,

un limite di metodo essenziale,

ché il numero dei casi è insufficiente.

Sonetti tratti da L.F. Conti aperti con il Mondo, YCP, 2020

 

La mente umana è predisposta a credere cose che poi il raziocinio e/o la scienza dimostrano false. L’esempio forse più noto è costituito dal numero in ritardo, al quale d’impulso viene attribuita una probabilità maggiore che agli altri di uscire nel prossimo sorteggio.

Nel campo della biologia e dell’evoluzione una connotazione simile ha la credenza nell’ereditarietà dei caratteri acquisiti. Da questa non sono esenti neppure gli specialisti, e, nonostante l’impraticabilità di ipotesi fondate su meccanismi biologici, nuove scoperte a favore vengono continuamente annunciate – e puntualmente confutate.

L’essere vivente, a quanto si sa oggi e come ho cercato di illustrare, è invece simile ad un cespuglio di bosso, nel quale i nuovi rametti crescono in ogni direzione in modo casuale, e solo un intervento esterno – la  potatura selettiva – può trarne le forme più varie.

E’ quindi singolare che la specie umana abbia raggiunto livelli non paragonabili a quelli degli altri animali mediante lo sviluppo – proprio attraverso l’evoluzione – di meccanismi del tutto nuovi, che hanno permesso la trasmissione ai discendenti di caratteristiche acquisite lungo la vita individuale.

Precondizione ne è stata una struttura sociale complessa, formata da individui dotati di capacità di apprendimento e memoria. Ciò ha permesso che le modifiche positive raggiunte anche da singoli soggetti potessero diffondersi entro il gruppo e tramandarsi alle successive generazioni.

Il termine “cultura” definisce e comprende tutto quanto è derivato attraverso questa nuova via. L’importanza del bagaglio culturale è divenuta tale che un individuo che ne sia deprivato non raggiunge nemmeno biologicamente la costituzione di essere umano. Con il corollario che l’essere biologico degli uomini risulta profondamente strutturato da contenuti culturali assai diversi nei vari tempi e luoghi.

Fra la trasmissione culturale e quella evolutiva sussiste qualche affinità, in particolare il fatto che anche le novità culturali sono soggette a processi di accettazione o rifiuto. Su questo si basa la proposta di Dawkins di assimilare al “gene”, unità di base dell’evoluzione biologica, il “meme”, inteso come elemento semplice nel processo di trasmissione culturale; un’interpretazione, tuttavia, che, anche se suggestiva, appare fuorviante, in quanto prescinde dalla profonde diversità dei meccanismi che entrano in gioco nei due casi.

La via culturale è specifica dell’uomo, e alcuni casi descritti negli animali, come lo sviluppo di dialetti regionali nel canto di molti uccelli o l’affermarsi dell’uso di lavare le patate nei macachi dell’isola di Koshima, hanno scarso significato e rimangono rudimentali e marginali. Il loro studio, per quanto interessante, è quindi di scarso aiuto a comprendere che cosa sia avvenuto nella specie umana.

E’ importante invece figurarsi come nell’uomo le nuove capacità culturali si siano rapportate nel loro sviluppo ai meccanismi evolutivi. Questi ultimi non sono infatti scomparsi, ma sono venuti a confronto con un ambiente reso diverso dagli elementi della cultura e dalle possibilità del loro sviluppo.

Per illustrare con qualche esempio, si può notare che in ambiente culturale si è determinata, contrariamente a quanto avveniva in precedenza, una fitness positiva per caratteri genetici atti ad allentare la rigidità comportamentale e quindi a promuovere e dare spazio all’utilizzo delle nuove potenzialità. Similmente, si sono costituiti periodi recettivi giovanili, nei quali tratti culturali del gruppo potessero essere impressi nel profondo. Analoghe ragioni sembrano aver favorito l’evoluzione di comportamenti di difesa della propria cultura. Anche il bisogno di disporre comunque di una spiegazione condivisa per ogni fenomeno o evento, e di credere fermamente che sia quella vera, potrebbe avere qui le radici, in quanto adatto ad evitare una destabilizzante incertezza.

Tutto questo ha avuto luogo in ambiente sociale, dove, come già discusso nel caso dell’altruismo, si producono spesso tendenze e comportamenti contrastanti con lo stretto interesse individuale; un aspetto che dall’aggiunta dei fattori culturali, insieme al complicarsi delle relazioni entro il gruppo, è stato tanto potenziato che l’insieme risultante può sembrare frutto di follia (di cui magari tessere l’Elogio).

Per lungo tempo, possiamo presumere, si è mantenuto un sostanziale equilibrio dinamico fra le modifiche culturali e quelle evolutive. Ma poi, forse già con la comparsa del linguaggio e più recentemente della scrittura, la cultura ha acquisito una velocità via via maggiore, e la discrepanza con i processi evolutivi si è accresciuta, per divenire finalmente smisurata con lo sviluppo della scienza e della tecnologia.

Oggi è difficile dire se i meccanismi evolutivi continuano ad avere un ruolo, e, in caso affermativo, se questo è positivo. Tuttavia, la lentezza dell’evoluzione ha fatto sì che si mantenessero largamente le componenti comportamentali ereditarie proprie dei periodi primitivi, incluse le modifiche indotte allora dalla cultura alle quali si è sopra accennato.

Nonostante le capacità di adattamento dell’uomo, il problema di superare o almeno attenuare i contrasti con un mondo culturale sempre più vorticosamente mutevole mi sembra oggettivamente molto serio, e ancora ampiamente sottovalutato. Anzi, in alcuni casi si devono forse registrare regressi, come nel campo degli studi pedagogici, che hanno svolto un ruolo così importante almeno fin dai tempi dell’illuminismo e che da alcuni decenni latitano o si pongono nella scia della logica dei media. D’altro canto, sono carenti studi di ingegneria sociale intesi a costruire ambienti in cui gli individui si trovino più a loro agio e possano esprimere al meglio le loro potenzialità.

Per una consapevole programmazione oggi avremmo tuttavia il vantaggio di una maggiore disponibilità di informazioni sulla psicologia umana, grazie soprattutto alle molte e ben finanziate indagini e applicazioni condotte su larga scala a scopi pratici, ad esempio a fini di pubblicità (ma non solo). Si può obiettare che, per ovvie ragioni, i risultati rimangono riservati; ma è prevedibile che se ne avrà comunque una diffusione, anche se più lenta. D’altro lato, un pregio rispetto alla sperimentazione più “accademica” può derivare dal rigore della verifica, fondata sul successo pratico e sul controllo interessato dei committenti.

Ma di tutto questo, e dei problemi anche etici connessi, sarebbe lungo parlare, né io mi sento adeguato. Esprimo solo la convinzione che l’errore più grave sarebbe far finta di niente, anche se credo che questo non sarà più possibile già nel prossimo futuro.

Vorrei dedicare invece una puntata allo sviluppo dell’intelligenza e del pensiero – con il connesso accrescimento volumetrico del cervello; si tratta infatti dell’aspetto cardine dell’evoluzione umana, ed anche del più misterioso, a cominciare dall’apparente sovradimensionamento rispetto alle esigenze della vita primitiva.

Lorenzo Fiore

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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