IN PROSA E IN POESIA : “Evoluzione e comportamento umano– a cura di Lorenzo Fiore

            Bonsenso pratico

             Quanno, de notte, sparsero la voce
            che un Fantasma girava sur castello,
            tutta la folla corse e, ner vedello,
            cascò in ginocchio co’ le braccia in croce.
            Ma un vecchio restò in piedi, e francamente
            voleva dije che nun c’era gnente. 

            Poi ripensò: “Sarebbe una pazzia.
            Io, senza dubbio, vede ch’è un lenzolo:
            ma, più che di’ la verità da solo,
            preferisco sbajamme in compagnia.
            Dunque è un Fantasma, senza discussione”.
            E pure lui se mise a pecorone.
           Trilussa

             L’autenticità
             Mi han detto: cerca l’autenticità,
            le pieghe più nascoste del tuo cuore
            esplora attento, con sincerità,
            ciò che ti detta segui con fervore. 

            Il profondo e il rimosso ho esaminato,
            con l’aiuto di un valido analista;
            il mio disio più vero abbiam trovato:
            è quel di seguitar la gente in vista.

             Da allora senza alcuna inibizione
            dei VIP ricalco idee, costumi e vizi;
            compiacerli è la mia sola ambizione
            ed affronto a tal fin vergogna e frizzi. 

            In ciò vedo un dovere e una conquista:
            sono autenticamente conformista.

 Sonetto (schema inglese) tratto da L.F. Conti aperti con il Mondo, YCP, 2020

  Siamo giunti a parlare di evoluzione e comportamento umano, argomento la cui delicatezza e “scabrosità” non sono certo inferiori all’interesse. Più che in altri casi, si riscontra qui un ventaglio molto ampio di posizioni, che va dalla negazione assoluta all’entusiastica adesione.
Già Darwin aveva aperto ad un’interpretazione del comportamento umano su base evoluzionistica nella sua opera L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali (1872). Seguì un notevole sviluppo nell’ambito della neonata etologia, dominata dalle teorizzazioni di Konrad Lorenz (Il cosiddetto male, 1963), affiancata in seguito dall’ecologia comportamentale. Una notorietà diffusa è stata raggiunta grazie a libri quali La scimmia nuda (1967) di Desmond Morris e Amore e odio (1970) di Irenäus Eibl-Eibesfeldt.
Da non molto tempo si è aggiunta una disciplina specifica, la psicologia evoluzionistica (evolutionary psychology), che si propone di tracciare le vie evolutive che da certi comportamenti animali hanno portato a corrispondenti comportamenti umani, e di individuare nelle modalità di vita degli uomini primitivi le condizioni per il formarsi di molti tratti comportamentali a base ereditaria ancor oggi presenti.
La psicologia evoluzionistica ha ricevuto un’accoglienza piuttosto fredda nell’ambito della psicologia, anche a causa del fatto che gli psicologi, di formazione prevalentemente umanistica, hanno una certa diffidenza, ed in genere un’idea molto vaga, nei riguardi dell’evoluzione (forse questo loro scarso entusiasmo non è poi un male, visto che spesso le ipotesi e teorie che hanno formulato non brillano per lucidità e appropriatezza, e non raramente intorbidano le acque).
Complessivamente, ipotesi evoluzionistiche volte ad interpretare aspetti comportamentali umani circolano oggi abbastanza comunemente in ambito culturale. Ne risulta un panorama di varia qualità ma ampio e frastagliato, che, al di là della convinzione che generano i singoli casi, propone nell’insieme un modo di interpretazione stimolante, e non raramente offre una possibile spiegazione per fenomeni che non ne avevano alcuna.
Ma di cosa, in concreto, si tratta? I casi, pur diversi, riguardano quasi tutti la dimensione sociale. Vediamone, per dare un’idea, alcuni, scelti fra i molti ed eterogenei che sarebbero disponibili.
Un primo esempio, che si lega a quanto visto nella puntata precedente, può essere costituito dai comportamenti di ostentazione, come l’esibizione di orologi costosissimi (pur essendo l’ora esatta facilmente disponibile), di gioielli spesso indistinguibili da imitazioni molto più a buon mercato, di capi di abbigliamento vistosamente firmati. Qui è chiara l’analogia con quanto abbiamo detto per i segnali costosi, come la coda del pavone, che si affermano attraverso l’evoluzione in quanto “onesti”. Anche se può rimanere il dubbio se si tratti di vera parentela o solo di una convergenza funzionale.
Molti casi riguardano le manifestazioni di compattezza sociale, con le tendenze al conformismo, alla ricerca dell’approvazione sociale e all’intolleranza verso il diverso; meccanismi che si sono presumibilmente affermati nei piccoli gruppi primitivi in quanto utili a favorirne la coesione.
Questo aspetto ha particolarmente attirato l’attenzione degli studiosi in un abbastanza recente passato, in cui era in voga la critica dei rapporti autoritari.
E’ molto noto, per esempio, l’esperimento di Stanley Milgram (1961) in cui degli inconsapevoli soggetti, sotto incalzanti inviti dello sperimentatore, continuavano a somministrare shock elettrici dolorosi, fino a potenzialmente mortali (naturalmente falsi) a falsi discenti quando questi facevano errori, nonostante le loro grida e implorazioni di pietà.
O anche l’esperimento di Solomon Asch (1951), in cui i soggetti, che da soli riconoscevano correttamente quale fra alcuni segmenti aveva lunghezza uguale ad un segmento di riferimento, tendevano invece a dare risposte errate, uniformandosi a quanto affermato subito prima da alcuni complici dello sperimentatore.
Curiosa poi, e significativa, la spiegazione relativa alla diffusa opinione che gli uomini siano più gelosi per i tradimenti fisici, le donne per quelli sentimentali. Si è osservato che l’uomo non può essere sicuro che il figlio futuro sia suo, e viene quindi ad avere un significato positivo la sua vigile e continua sorveglianza; la donna, al contrario, più che avere interesse che suo figlio derivi da uno specifico partner è minacciata dalla possibilità che quest’ultimo, affezionandosi ad altre donne, si allontani, facendo mancare la sua cooperazione.
Altri esempi potrebbero riguardare l’omosessualità maschile, la prevalenza della competizione aggressiva sulla collaborazione, fino allo sviluppo stesso dell’intelligenza, dell’arte e della poesia.
Tuttavia, più che proseguire nell’elenco sembra opportuno premettere ora alcune considerazioni che possono aiutare, spero, a meglio mettere a fuoco la questione.
Lo studio del comportamento umano non si inoltra infatti in un terreno vergine, ma in una boscaglia intricata di convinzioni e ideologie, attraverso le quali è difficile farsi strada, tanto più quanto più esse sono incorporate nell’inconscio. Rimangono radicate, in particolare, le tradizionali concezioni che postulano una “natura umana” sostanzialmente immutabile, sostenuta sui pilastri di conoscenza, ragione e libero arbitrio; della quale, eventualmente, far emergere l’autenticità originaria contro le sovrastrutture socialmente imposte.
Anche quando non negata esplicitamente, viene così almeno indotta una sottovalutazione del ruolo dell’evoluzione, che invece comporta una situazione fluida e in movimento, senza punti di partenza né di arrivo.
Oltre a ciò, dal punto di vista pratico – non si può ignorarlo – gli studi sull’evoluzione del comportamento umano possono produrre risultati confliggenti, anche solo potenzialmente, con linee di pianificazione sociale consapevolmente perseguite. Ne deriva una componente ideologica, con le conseguenti strumentalizzazioni, opposizioni, deformazioni e censure, che certo non giova allo sviluppo delle conoscenze.
Non vorrei andare oltre un semplice cenno su questo aspetto, che complica non poco la già ingarbugliata situazione. Non è facile orientarsi al riguardo, e mi sembra che farsi guidare dalla pura e semplice difesa del primato della scienza possa rivelarsi nei fatti un’ingenuità, se non un’ipocrisia.
Primum vivere deinde philosophari – ovvero, le esigenze della vita vengono prima della ricerca del vero – è una massima che ha un suo senso. Ma su questo forse ritorneremo.
Anche dal versante degli entusiasti dell’evoluzione – è curioso, ma forse non strano –  possono tuttavia sorgere ostacoli al progredire delle conoscenze, quando si estendono poco criticamente gli schemi evoluzionistici all’interpretazione delle più varie manifestazioni umane – non troppo diversamente, in sostanza, da quanto accadeva al tempo del darwinismo sociale.
A mio parere, sia la negazione dell’influenza dell’evoluzione sul comportamento umano che la sua sopravvalutazione totalizzante rendono difficile caratterizzare e collocare i nuovi fattori che si sono poi sviluppati, fino a contrassegnare in modo del tutto nuovo la specie umana.
Ma su tutto questo conviene rinviare ad una prossima puntata.
Lorenzo Fiore

 

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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