“Un appuntamento con la poesia” di Maria Rosaria Teni

In questo appuntamento a cadenza mensile non posso esimermi dal fare riferimento alla celebre poesia di Walt Whitman, “La poesia salverà il mondo”, appena pubblicata in queste pagine della rivista. Così come non posso non ricordare ciò che il Professor Keating, protagonista del film “L’attimo fuggente”, sulla scia della poesia “O Capitano, mio Capitano“, scritta dal poeta statunitense dopo la morte del presidente Lincoln, diventa non soltanto il “Capitano” dei suoi allievi, ma anche loro compagno di vita, dimostrando di interessarsi ai loro pensieri, alle loro inclinazioni, a ciò che quei giovani hanno da dirgli. Amo una frase del film che ho fatto mia: “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”. C’è cuore, c’è sentimento e c’è un mondo in questa frase: il mondo della poesia che vive in ognuno di noi e che rappresenta la sfera intima dove vibrano emozioni e sentimenti che, fondamentalmente, danno un senso alla vita. Mi viene in mente ancora ciò che scrive George Eliot nel suo “Middlemarch”: “Il significato che noi attribuiamo alle parole dipende dai nostri sentimenti” e ancora “Essere poeta significa possedere un’anima così pronta a comprendere che nessuna sfumatura di qualità le sfugge, e così pronta a sentire, che quella comprensione non è che una mano che suona con varietà finemente ordinata sulle corde del sentimento – un’anima il cui sapere si trasforma istantaneamente in sentimento e il sentimento in un baleno torna a essere un nuovo organo del sapere”. La vita che, nel corso di questi ultimi mesi, abbiamo vissuto attraverso ore di desolante solitudine, filtrate da uno stillicidio di notizie e speranze, paradossalmente si è impreziosita di pensieri e di considerazioni che ci hanno dato la possibilità di capire meglio noi stessi e forse penetrare nel significato intrinseco di quello che ci circonda. Indotti a rivedere lo stile e le abitudini della nostra quotidianità, abbiamo avuto la possibilità di riflettere meglio su tutto quello che fa parte della nostra esistenza e del nostro vivere, considerando con maggiore attenzione l’importanza che assume la scrittura, vista come una sorta di àncora a cui aggrapparsi, a cui attingere per ritrovare la forza di andare al di là della materialità. La scrittura che salva, la scrittura che libera, la scrittura che diventa vessillo di rinascita perché rinnova il proprio mondo interiore e lo eleva. Tutte considerazioni che, man mano si sono concretizzate nella decisione di proseguire nell’organizzazione di un Premio letterario che apra a nuove pagine di vita. Parlo cioè del Premio Vitulivaria, che ho fondato nel 2011, dopo la morte di mio padre Gerardo, cui è dedicato, e che ho voluto amorevolmente portare avanti in questi dieci anni tra tante difficoltà. Questo Premio è un esempio di quanto sia importante la comunicazione, che si realizza attraverso la scrittura, la capacità di esprimere il fermento delle idee, la riflessione su temi importanti, sostanzialmente comuni a tutti, appagando il bisogno di estrinsecazione che, proprio nello scrivere, trova uno spazio applicativo ampio e di assoluta rilevanza. Scrivendo si matura e si impara a relazionarsi con gli altri, costruendo la personale visione del mondo giorno dopo giorno, attraverso parole, attraverso ampliamenti linguistici che rendono la realtà in cui ci muoviamo sempre più vasta ed inclusiva, sempre più articolata. Avvicinarsi a quest’attività permette dunque di comunicare emozioni, trasmettere ricordi, muoversi su quel terreno di confine tra immaginazione e realtà che spesso consente di esprimere i pensieri più veri, più autentici e diviene così fondamentale anche per la formazione della nostra stessa identità, per la nostra crescita come individui e come cittadini. Il mio auspicio è che questa sesta edizione del Premio, di cui vi parlerò strada facendo anche nelle pagine della rivista, come le precedenti, sia occasione per il riconoscimento e la valorizzazione della funzione magica della parola attraverso la poesia, presente nella nostra vita in ogni sfaccettatura e in ogni “cantuccio”. La straordinarietà di chi fa poesia è proprio la capacità di scavo nella parola per trarre da essa tutto il suo significato e per dare vita a nuovi significati. Il Premio “Vitulivaria”, nel proposito di sostenere la fede nella funzione sociale e culturale della poesia, persegue con tenacia la strada della scrittura ad ogni costo, nonostante il momento di difficoltà, per arricchirsi sempre più di voci poetiche e narrative, di esaltanti pagine di vita vissuta o sognata.
Maria Rosaria Teni

Muoiono i poeti

ma non muore la poesia

perché la poesia è infinita

come la vita.

(Aldo Palazzeschi)

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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