“Sempre assorto in me stesso e nel mio mondo” di Camillo Sbarbaro

Sempre assorto in me stesso e nel mio mondo

come in sonno tra gli uomini mi muovo.

Di chi m’urta col braccio non m’accorgo,

e se ogni cosa guardo acutamente

quasi sempre non vedo ciò che guardo.

Stizza mi prende contro chi mi toglie

a me stesso. Ogni voce m’importuna.

Amo solo la voce delle cose.

M’irrita tutto ciò che è necessario

e consueto, tutto ciò che è vita,

com’irrita il fuscello la lumaca

e com’essa in me stesso mi ritiro.
Camillo Sbarbaro

(Tratto da “Pianissimo” 1914/1954 ed. Neri Pozza, Venezia 1954 )

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Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro (12 gennaio 1888 – 31 ottobre 1967) è inconfondibile all’interno del panorama poetico del Novecento. Ligure come Montale, e per questo suo carissimo amico (tanto che Montale gli dedicò una sezione della sua raccolta Ossi di seppia), Camillo Sbarbaro si distingue per essere un”poeta delle piccole cose”. La sua poesia è un inno alle esperienze quotidiane, alle piccole gioie della vita, agli istanti fugaci delle giornate. Questa “predilezione per le esistenze in sordina” , nelle sue parole, traspare anche dal profondo amore per le forme nascoste della natura che animava Sbarbaro, che oltre a essere poeta è stato uno dei più grandi esperti di licheni al mondo. Lavorò come impiegato e quindi come insegnante; negli ultimi anni si dedicò allo studio dei licheni. Collaboratore di Riviera ligure e della Voce, esordì con i versi di Resine (1911) e Pianissimo (1914), che per il lirismo autobiografico, risolto in un tono essenziale e prosastico, rispecchiano il gusto del frammentismo; a tale gusto S. rimase fedele nelle successive raccolte di prose liriche (Trucioli, 1920; Liquidazione, 1928; seconda serie di Trucioli, 1948, in cui confluiscono, con varianti, anche testi dei due volumi precedenti; Fuochi fatui, 1956; Scampoli, 1960; Gocce, 1963; Quisquilie, 1967) e di versi (nuova stesura di Pianissimo, pubbl. nel 1954 insieme con la stesura del 1914; Rimanenze, 1955; Primizie, 1958). Il suo senso smarrito, disamorato o piuttosto disancorato della vita, la dolente coscienza dell’aridità che sembra preludere a Montale, trovano felice espressione soprattutto in paesaggi e nature morte. Da ricordare anche la sua attività di traduttore (da Euripide, Flaubert, Stendhal, ecc.). Postumi sono usciti, tra l’altro, L’opera in versi e in prosa (a cura di V. Scheiwiller e G. Lagorio, 1985) e Trucioli dispersi (a cura di G. Costa, 1986). [da Enciclopedia Treccani]

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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