“La mia storia” di autore anonimo – a cura della redazione

È arrivata in redazione una mail di una lettrice che ha inviato un racconto dal titolo “La mia storia”, accompagnandolo con queste parole: ” La storia che vi invio non è un vero è proprio racconto, è la mia storia e semmai la pubblichereste chiedo di poter restare dell’anonimato. Vi ringrazio per l’attenzione”. 
L’ho letta, dapprima con curiosità, man mano con attenzione crescente e, infine, con profonda partecipazione; dopodiché la condivido con voi, lettori di questa piccola isola letteraria che oggi avete raggiunto il numero di tredicimila e a cui va il mio sincero ringraziamento. È un modo, questo, di dimostrare la mia vicinanza a chi, in queste ore, vive momenti di alta drammaticità e di dolore. E mi fermo qui… [ M.R. Teni ]

LA MIA STORIA

«Sono talmente distrutta che non ho parole, ma le esprimerò con tutta la mia forza per cercare di rincuorare i terremotati del centro Italia

Abito a 27 km da L’Aquila, e me la ricordo ancora quella notte di sette anni fa, come se fosse ieri, mi ricordo di essermi svegliata all’improvviso, dormivo nel letto con mia sorella e nemmeno lei si accorse immediatamente di quel che stava succedendo, poi le urla di nostra madre mentre veniva a farci da scudo sul letto ci fecero capire tutto: era il terremoto.

 Allora scappammo giù per le scale di corsa, e mia madre che non ci faceva allontanare dal letto senza che l’avessimo rifatto fu un fulmine a trascinarci giù, insieme a mio padre che fu l’ultimo ad accorgersi della situazione, per sua fortuna il sonno pesante l’ha mantenuto tutt’ora.

 Uscimmo in pigiama, fuori si gelava ma nessuno se ne accorse, mia sorella corse a chiamare nonna che, poverina, non le bastavano mai 15 minuti per scendere le scale ma quella notte non ci mise neanche 10 secondi.

Non sapevamo dove andare ma la via era stretta e i tetti delle case potevano crollarci addosso da un momento all’altro, quindi in fretta raggiungemmo un posto più sicuro, dove c’era altra gente, confusa e terrorizzata come noi.

Cos’era successo?

Tremavamo ancora tutti per la paura, c’era panico e confusione ovunque, noi eravamo in macchina, lontano dalle case e si vedeva la statale, passavano in continuazione vigili del fuoco, ambulanze e anche carabinieri, tutti nella stessa direzione: L’Aquila.

Da quella notte la vita di molte persone cambiò, perché il peggio non fu il terremoto ma il seguito. Quando in molti attesero in preda alla disperazione che fosse ritrovato un familiare tra le macerie della propria casa, quando ti sentivi maledettamente in colpa per chi non ce l’aveva fatta.

Ma se ti giravi intorno, e vedevi arrivare volontari e soccorsi da tutta Italia, vedevi arrivare cibo in quantità industriale, ma soprattutto vedevi estrarre un bimbo di 2 anni rimasto sotto le macerie per un infinità di tempo, e lo vedi che è vivo il dolore che provi si attutisce un po’, almeno momentaneamente…

Da quel momento ogni volta che avviene una catastrofe naturale, mi spezza il cuore mi viene da piangere, perché so come ci si sente. Perciò voglio dire ai terremotati del centro Italia di tenere duro, di essere forti, noi vi siamo vicini!».

E per concludere con le parole di Theodore Roosevelt, aggiungo:Fate ciò che potete, con ciò che avete, dove siete…

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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