IL PUNTO DI VISTA – “La brexit” di Mariantonietta Valzano

lente ingrandimento

Nello spirito di sperimentazione che anima l’attività della nostra rivista nasce questa nuova rubrica, curata dal neo vice-direttore Mariantonietta Valzano, penna brillante e alacre che si contraddistingue per i suoi  puntuali interventi nel settore culturale e artistico. In questo nuovo spazio la troviamo in una veste nuova, quasi di spalla, a commentare fatti recenti e non che riguardano l’attualità, il costume e l’economia di questo nostro paese un po’ trasandato e forse trascurato. Il mio benvenuto al nostro vicedirettore e ai lettori della rivista.
Maria Rosaria Teni

    “La brexit”

L’Europa, vittima consapevole o inconsapevole della crisi finanziaria, vive ineluttabilmente gli effetti nefasti di un capitalismo di debito, che ha rimpiazzato il sistema capitalistico di risparmio su cui si fondava l’economia reale, nel plauso di alcuni esponenti di grido della filosofia dell’accumulo. La volatilità dei mercati, che spesso si ode gridare nei notiziari, è la testimonianza dell’assenza di concretezza nell’economia. Questa corsa alla crescita come panacea unica insieme al riempimento di quel vaso da cui dovrebbe traboccare benessere per tutti sono le cause dell’allargamento della forbice tra ricchi e poveri. Tra l’inconsapevolezza e l’inettitudine dei governi, che non prestano più attenzione e cura per le singole nazioni, si sta consumando un’altra volta la deriva verso un nazionalismo che è percepito come il difensore dei diritti acquisiti. Nel contempo si assiste alla solita delega dei cittadini, della responsabilità civile e politica, ad un soggetto unico  al quale si conferisce il significato di risolutore dello stato attuale di sfaldamento e sofferenza della società. Una società sempre più dominata dal debito sovrano accumulato dagli stati, lo Schuld in tedesco. A tal proposito è singolare notare come questa parola celi in sé la doppia accezione di debito e di colpa, e la stessa Grecia è un esempio lampante di come prima si persegue l’indebitamento di un paese per poi accusarlo di non esser virtuoso, giungendo in effetti ad una nuova forma di colonizzazione non meno nefasta di quelle del passato ma più subdola e vile.In questi ultimi giorni, accanto alla terribile strage in Bangladesh, tutte le notizie sono focalizzate sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Si susseguono a ritmo incalzante diverse azioni in Borsa che stanno testimoniando, a seconda di chi le analizza, la disfatta o la riconquista della propria autonomia da parte di un popolo che ha votato esercitando appieno il libero diritto a decidere le proprie sorti.

Bene, questo è il problema.

Siamo proprio certi che il popolo britannico sapesse con sicurezza cosa avrebbe comportato questa decisione?

Non si è molto giocato in entrambi i fronti, sia pro che contro Brexit, a propagandare gli effetti positivi o negativi di tale uscita dall’Europa?

Oggi credo che il popolo Britannico post voto, spaccato a metà da un impietoso machete quale il risultato referendario, non sia più sicuro di ciò che sia buono o no per il proprio paese. A questo scopo la speculazione in Borsa e le previsioni apocalittiche hanno giocato alla grande su una volontà che comunque rispecchia poco più della metà dei cittadini. Anzi a ben vedere, essendo il Regno Unito l’insieme di più nazioni, si è evidenziato il paradosso della divisione totale tra scozzesi e irlandesi da una parte e inglesi, privi dei londinesi, dall’altra.

Perché una tale netta discrepanza?

Perché da secoli la Scozia è il bancomat dell’Inghilterra, che sfrutta ogni sua risorsa compresi i famigerati e contesi pozzi di petrolio, mentre l’Irlanda del nord, da pochissimi anni più tranquilla, non può sottostare e sopportare la convivenza con chi ha tentato di rubare la propria identità.

Ora è il momento storico in cui tutti rivendicano il  “proprio’’ e con il voto gli inglesi hanno lanciato un boomerang che, tornando indietro, sta assestando un colpo che rischia di essere di gran lunga peggiore della permanenza in Europa.

Ma non lo sapevano prima?

No, perché non si è attenti agli equilibri sottili e subdoli di chi manovra le fila delle nostre vite. Non si può. Non ci è permesso in un mondo dove una esigua oligarchia, scevra da qualsiasi colore politico, determina le sorti di un qualsiasi paese, agendo su una finanza che agisce sulla vita reale da una sala controllo virtuale, come è la Borsa.

È impossibile che non fossero pronti a ogni tipo di esito.

È difficile da credere che non volessero proprio questo tipo di esito per speculare, acquistando poi ogni cosa a basso prezzo.

E il Regno Unito?

Bene cerchiamo di chiarire alcune cose.

Punto primo, il Regno Unito non ha aderito alla moneta unica, quindi non ha avuto la maggior parte degli effetti negativi che abbiamo subito noi italiani. I rapporti commerciali sono sempre legati da vincoli con l’Unione Europea,  ma questi vincoli sono stati decisi e approvati dal governo inglese che ha portato a casa diversi vantaggi.

Punto secondo, il Regno Unito non ha aderito a Schengen, l’immigrazione in massa di indiani si è verificata perché il Commonwealth si è disgregato ora di fatto, pertanto si sta pagando pegno.

Su una popolazione totale solo il 7% è da immigrazione comunitaria.

Il lavoro si è andato via via svalutando, come in Italia, non per i vincoli europei di cui sono stati gli attori principali, ma perché si sta vivendo l’effetto deleterio di una globalizzazione dove il guadagno a breve termine conta più del benessere a lungo termine, dove creare conflitto sociale, distruggendo le peculiarità di un paese, porta la popolazione ad una condizione di sudditanza che alimenta la fame infinita di chi gioca con la vita degli altri.

Ora è innegabile che i cittadini inglesi stiano vivendo, anche se in modo più lieve degli italiani, i danni di questa situazione socio-politico-culturale, ed era prevedibile che fossero pronti a voler stravolgere tutto se fosse stato proposto un nuovo inizio. Chi non lo farebbe? Noi italiani, cui era stato promesso benessere con l’entrata in Europa, se andassimo alle urne domani cosa faremmo? Pensiamo a tutti gli accordi agro-alimentari che sono stati fatti e che hanno danneggiato in modo quasi irreversibile il nostro paese, siamo sicuri che non vogliamo ribellarci?

La verità è che in  quest’ Unione Europea i cittadini sono stati mute pedine, usate e abusate, a seconda della loro nazionalità, dagli stessi governi.

Oggi come oggi uscire da quest’ Unione non giova a nessuno, perché non si può recuperare un pregresso che non c’è più. L’Inghilterra resterà sola, perché non potrà impedire che la Scozia, la quale aveva rifiutato di staccarsi poco più di un anno fa, si ponga come soggetto attivo ed indipendente nel vecchio continente, propugnando gli stessi valori che hanno portato gli inglesi a votare leave.

Sebbene tutto possa essere opinabile, la nazione dove è nata la prima Costituzione non può negare diritti che ha sempre perseguito per se stessa. Almeno non può più farlo oggi, che è finito anche il Commonwealth, oggi che ci viene anche presentato il conto di tutto lo sfruttamento e l’inganno perpetrato in passato ai danni di continenti più deboli, in cui la rabbia cresce e va a colpire  i cittadini odierni che non hanno preso parte a tale scempio.

Mariantonietta Valzano

scrivi alla redazione: cultura.oltre@libero.it

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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