“Il tempo: un excursus filosofico” di Gabriella Petrelli

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Il tempo ci abita. Costituisce la nostra identità profonda attraverso la memoria individuale e collettiva. Sostiene i nostri progetti e le nostre speranze. Ciò che siamo nell’intima essenza, la libertà del singolo è, secondo Kierkegaard, determinata dalle forme del tempo. Heidegger afferma l’ineludibile storicità dell’esserci. Già, ma che cosa è il tempo? Agostino d’Ippona aveva risposto a questo interrogativo negando la possibilità di una definizione oggettiva. Il tempo come evento esteriore è inattingibile. Esso esiste solo nell’ anima come attenzione verso le cose presenti, come memoria delle cose passate, come attesa delle cose future. E’ distensio animae, è la proiezione della vita interiore che conduce l’individuo ad inseguire ciò che nella sua memoria appare come passato, suscita attesa in un tempo futuro e fugge nell’attimo presente. La filosofia del Novecento riprende questa concezione soggettiva del tempo. Bergson, filosofo appartenente alla corrente dell’evoluzionismo spiritualistico francese, considera il tempo come durata. Essa comprende la complessità dei vissuti della coscienza e dell’esistenza concreta individuale in cui non vi è separazione, discontinuità ma unità temporale che viene creata e rinnovata dalla ricchezza della coscienza dell’individuo che muta se stessa in piena libertà e creatività. E’ il tempo concreto dell’esistenza in cui vi è una costante compenetrazione dei vissuti, dei sentimenti che attraversano la temporalità in un flusso continuo di passato, presente e futuro. “La ricerca del tempo perduto”, il capolavoro letterario di Marcel Proust, è una splendida trasposizione narrativa della dimensione coscienziale e soggettiva del tempo. Nel romanzo manca una descrizione oggettiva delle cose: in tal modo la quotidianità stessa risulta essere trasfigurata dalla coscienza del protagonista, che ricorda e rivive il tempo. Il suono delle campane, l’odore di un cibo, l’immagine della donna amata, sono rievocazioni dell’io che cerca la propria anima, il sé più profondo, riavvolgendo il filo della memoria, ritrovando se stesso nel ”tempo perduto”. Il tempo inteso come flusso di coscienza è presente come modalità narrativa e letteraria nell’opera di James Joyce:”Ulisse”. Il romanzo racconta degli eventi, compresi nell’arco temporale di una unica giornata, che sgorgano dal flusso di pensieri ed emozioni dei protagonisti. La realtà si frantuma nei differenti soggetti, nei loro vissuti, nelle loro parole, evidenziandone la complessità e la ricchezza di possibili letture. Il tempo è scandito dalla profondità psichica dell’individuo che fluisce in una sorta di scrittura apparentemente caotica (particolare uso della punteggiatura) ma pregna di significati e rimandi simbolici.
La storicità e l’ineludibile presenza del tempo sono testimoniati dall’opera del filosofo del Novecento, Martin Heidegger. Egli scrisse, nella prima fase della sua produzione filosofica, il testo che segnò una tappa fondamentale nella corrente dell’esistenzialismo, “Essere e tempo.” Il filosofo introduce il concetto di circolarità ermeneutica, che è il modo attraverso il quale il particolare ente (l’esserci) sta dinamicamente nel tempo. L’esserci indica l’uomo che vive la sua situazione presente come derivante da quella del suo passato, dal fatto che egli sia stato gettato nel mondo. Il passato riaccade nel presente e si proietta nel futuro. Il circolo ermeneutico è la circolarità dinamica del tempo nell’esistere dell’uomo, è modalità peculiare con cui egli si rapporta alle cose, e di fatto esiste. Il presente anticipa il futuro, prospettando la possibilità più autentica dell’esistenza che svincola l’esserci dall’annullamento e dal naufragio esistenziale e lo conduce all’essere per la morte. Una concezione circolare del tempo compare anche in un altro filosofo tedesco, Nietzsche, che le conferisce, però, un diverso e più oggettivo significato. Il concetto di eterno ritorno è legato alla trasformazione antropologica dell’umanità nuova, di cui è simbolo il superuomo che accoglie con gioia e fierezza l’eterno ritorno dell’uguale, riconciliandosi in una sorta di amor fati con se stesso e con la vita. Gli eventi della natura così come quelli dell’uomo sono circolari, si ripetono incessantemente una volta compiuto il loro ciclo cosmico. Il superuomo non prova dinnanzi ad essi angoscia, ma è in grado di accoglierli con fierezza e coraggio, considerandoli come parte di sé e della natura.
Una nozione non soggettiva di tempo è già presente nella filosofia antica ed in particolare nel pensiero stoico, ed è associata al concetto di provvidenza, ovverossia di governo divino del mondo. Il logos, che è divino, è la legge dell’accadere cosmico, ma anche la natura più profonda dell’anima umana, che realizza se stessa, e dunque la vita felice, solo se riconosce l’ordine divino del mondo e ne fa parte. L’universo compie il suo ciclo cosmico rigenerandosi dopo ogni cataclisma: la sua temporalità coincide con l’eterno scorrere delle stagioni, che comprende la breve vita dell’uomo come un momento transeunte del suo accadere. Eraclito aveva delineato, quattro secoli prima, la medesima visione filosofica, affermando lo stretto legame tra la natura e l’uomo, governati dalla stessa legge del logos che è nello stesso tempo pensiero ed essenza delle cose. Il tempo descritto da questi filosofi si identifica con il cosmo e con la natura, da cui vengono esclusi la storicità e l’operare umano. Questi ultimi appaiono quando alla circolarità ed alla perfezione della natura si sostituiscono la linearità e la progressività del tempo, intese sia come storia di salvezza (Agostino) sia come progresso civile e culturale dell’uomo (illuminismo, positivismo). La differenza che le connota, nella loro somiglianza, è costituita dalle forze motrici della storia. La visione agostiniana pensa all’ evoluzione della storia come ad un progetto di Dio sull’uomo che potrà redimersi o dannarsi alla fine dei tempi. L’illuminismo ed il positivismo intendono porre al centro della storia l’uomo e gli stessi popoli, che attraverso la ragione si sollevano dalle barbarie e raggiungono la civiltà ed il progresso. A tal proposito converrebbe accennare all’importanza che il tempo ha avuto all’interno del percorso scientifico, in cui il tempo viene considerato come un parametro oggettivo che caratterizza il cambiamento dello stato del mondo. Il tempo è una categoria filosofica fondamentale dal punto di vista della conoscenza: essa è stata utilizzata già nell’antichità, ma compare soprattutto in epoca moderna come modalità fondamentale per la ricezione dei dati esperienziali. Kant tratta l’argomento nella sua opera “La critica della Ragion pura”, accogliendo la visione Newtoniana (tempo assoluto) e intendendo il tempo come la modalità prioritaria mediante la quale la ragione decodifica e organizza i dati empirici, creando i giudizi conoscitivi (dottrina dello schematismo trascendentale) che saranno a fondamento della matematica e della fisica moderne. Una differente visione del tempo si trova nella fisica del Novecento, e in particolare, nella rivoluzione scientifica di Einstein. Nella prospettiva Einsteniana il concetto di tempo resta oggettivo ma perde senso la nozione di tempo assoluto, perché la misura di un intervallo temporale è diversa per osservatori diversi in moto relativo. Si giunge così a una visione estremamente complessa, in cui tempo e spazio sono intimamente connessi, il cui significato filosofico è ancor oggi oggetto di dibattito.

Gabriella Petrelli
Postilla. Il tempo è l’argomento proposto dal concorso poetico “Vitulivaria” in cui si sfidano i diversi autori a cimentarsi con questo tema non facile ma sicuramente affascinante. La tematica consentirà, data la vastità dei contenuti, libertà e creatività espressiva, dando spazio alle molteplici visioni di questa sfuggevole immagine. Le mie riflessioni sono solo un breve excursus su questa vastissima tematica.

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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Una risposta a “Il tempo: un excursus filosofico” di Gabriella Petrelli

  1. Marisa Cossu ha detto:

    Complimenti per il tuo lavoro e la tua interessantissima scrittura. Marisa

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