IL NICHILISMO:UNA CHIAVE DI LETTURA DELLA CONTEMPORANEITÀ.

Portrait of Friedrich Nietzsche by Edvard Munch - 1906

Portrait of Friedrich Nietzsche by Edvard Munch – 1906

Una delle caratteristiche peculiari della modernità è la costruzione razionale del reale attraverso la proposizione di modelli e/o valori culturali (Rinascimento, Rivoluzione scientifica, Illuminismo), politici (formazione dello stato moderno e delle nazionalità), economici (società proto capitalistica e propriamente capitalistica), religiosi (la riforma protestante) nei quali vi è la centralità della soggettività umana capace di progettare il mondo a seconda delle proprie necessità e bisogni. La concreta realizzazione storica della borghesia europea si manifesta nel secolo diciannovesimo con la nascita, seppur faticosa e contraddittoria, delle istituzioni politiche liberali e del liberismo economico nel capitalismo industriale e finanziario.

Ma già nell’età del “trionfo della borghesia”si insinua il dubbio della fragilità e, a volte addirittura dell’inconsistenza della ragione umana, dell’impossibilità che ogni aspetto della realtà possa essere compreso e spiegato attraverso meccanismi e dinamiche riconducibili alla volizione del singolo o della collettività. La corrente culturale del Romanticismo ha considerato il forte sentire come l’essenza dell’universo e dell’anima che vengono pensate non come due entità distinte ma in perfetta relazione e sintonia. L’esistenza è leggibile attraverso elementi irrazionali che danno luogo ad una visione metafisica, quasi sempre ottimistica, del reale. L’aspetto irrazionale percepito come negatività da cui scaturiscono conseguenze dolorose per l’esistenza dell’uomo e da cui si fa derivare l’insensatezza e l’assurdità della vita sono presenti nella prima metà dell’Ottocento in Schopenhauer e successivamente nella letteratura europea, in differenti autori, quali Kafka, Dostoevskj, Camus. Nelle loro opere la ragione umana subisce uno scacco, rimanendo immobilizzata dalla mancanza di senso, dall’angoscia di una colpa originaria che pesa sull’anima come un macigno e che le impedisce di trovare il filo conduttore, il significato del mondo e della vita stessa. Gli sforzi dell’individuo sono vani,inutili: il dolore e la morte divengono le uniche certezze che gli appartengono da un punto di vista ontologico.

Se volessimo cercare la teorizzazione lucida, razionale, di questi elementi che contengono in forma artistica tematiche riconducibili al nichilismo, dovremmo rivolgerci al filosofo Nietzsche. Egli ebbe a dire di se stesso che poteva considerarsi non un uomo ma una “dinamite”. Infatti l’analisi del filosofo penetra in profondità, scandagliando la storia della civiltà europea nelle sue diverse componenti, mettendo in discussione la validità metafisica, culturale, morale e psicologica dell’Occidente.

Senza entrare nei dettagli della complessa analisi del filosofo, si può delineare per grandi linee la critica alla civiltà ed il conseguente nichilismo. Nietzsche ritiene che la decadenza, la malattia dell’Occidente siano da ricercare nell’antica Grecia ed in particolare nella fine del dramma tragico in cui convivevano in modo armonico lo spirito apollineo e quello dionisiaco, la forma razionale ed il caos delle emozioni, la rappresentazione del mondo ed il furore orgiastico. Dioniso prendeva forma in Apollo che esprimeva, sublimandola, la vita stessa. La malattia ha avuto inizio quando la razionalità ha inteso ingabbiare l’esistenza dell’uomo allontanandolo dalla scaturigine emotiva, dal caos vitale di Dioniso realizzando una visione distorta del reale che conduce l’uomo a volgere lo sguardo verso il cielo, dimenticandosi della corporeità, delle passioni, di tutto ciò che riguarda la vita e non la fuga da essa. L’annuncio della morte di Dio sconvolge l’ordine esistente, conduce l’individuo in una situazione di disorientamento esistenziale in cui, afferma il filosofo, non vi è né alto né basso e nessuna direzione in quanto tutte possibili. L’individuo deve ricreare la realtà, conferendole nuovi significati. Esistono, dunque in Nietzsche, due accezioni di nichilismo:uno incompleto ed uno completo. Il primo rappresenta la fase negativa in cui vengono distrutti tutti i valori senza che ve ne siano altri; il secondo che apre invece alla formulazione di una morale e ad una visione nuova del mondo e della vita(superuomo).

Il pensiero di Nietzsche non poteva che aprire lo scenario tragico del nuovo secolo con la sua portata di morte e distruzione conseguente ai due conflitti mondiali nel quale il senso della morte, della distruzione, della perdita hanno accompagnato gran parte della storia del secolo breve. La razionalità è divenuta muta dinnanzi alla tragedia dell’ Olocausto; Dio è assente di fronte alla ferocia umana. Occorreva ritrovare le parole per ricostruire il senso di una realtà dolorosa e per certi versi indecifrabile. L’Europa ha cercato di ricostruire se stessa, sollevandosi dalle proprie macerie.

Ma il nichilismo è scomparso? Possiamo utilizzare il suo paradigma per leggere la realtà contemporanea ed in particolare le nuove generazioni? Lo psicoanalista junghiano,Umberto Galimberti, si pone sulla scia del filosofo Nietzsche affermando che le giovani generazioni si trovano dinnanzi all’annullamento di tutti i valori e rischierebbero di venire completamente sommersi dal nulla se il loro atteggiamento fosse di totale acquiescenza di fronte al disorientamento della società contemporanea. Lo psicanalista esorta i giovani a cambiare la realtà, trasformandola secondo i propri intendimenti senza aspettare che qualcuno lo faccia per loro. Lo studioso Massimo Recalcati, psicoanalista lacaniano, analizza in una sua opera recente (Il complesso di Telemaco)il rapporto tra genitori e figli dopo la scomparsa simbolica della figura del padre. Ci troviamo dinnanzi ad una condizione psicologica differente rispetto a quella analizzata da Nietzsche e più tardi da Freud laddove era , nella maggioranza dei casi, la presenza pervasiva della coscienza morale a causare il disagio psichico. Recalcati denuncia una situazione inversa che ha però come risultato l’annullamento di sé, l’incontro soprattutto dei giovani con il nichilismo. La tesi di questo studioso riguarda la figura del figlio- narciso, colui che vive nel proprio riflesso poiché ha perduto l’orizzonte simbolico di riferimento che è il principio paterno, la norma, la legge senza la quale egli persegue il piacere fine a se stesso cercando e trovando il nulla nella ricerca insaziabile e vuota che getta la sua psiche nell’abisso Lo psicoanalista non intende certo negare il piacere, componente ineludibile dell’animo umano, viceversa vuole legarlo alla conoscenza di sé ed al desiderio che ha come proprio limite naturale il principio di realtà che non solo contiene ma conferisce il senso ai nostri comportamenti. I figli come Telemaco nell’Odissea attendono all’orizzonte l’arrivo di un padre che difficilmente apparirà in quanto le figure adulte hanno perduto la funzione simbolica che pertiene al Padre e sono divenuti fantocci dei loro stessi figli.

Le tesi dei due autorevoli studiosi non esauriscono l’ampio dibattito sul tema, ma forse potrebbero costituire un piccolo spunto di riflessione su un tema che caratterizza il nostro vivere presente.

Gabriella Petrelli

 

 

 

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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