Una sera in compagnia di Vittorio Bodini

“UN UOMO CONDANNATO AL CORAGGIO”: questo il titolo della mostra multimediale per il centenario della nascita di Vittorio Bodini (1914 – 2014), tenutasi al MUST di Lecce fino al 31 agosto scorso e realizzata dall’Associazione Formediterre con la direzione di Antonio Minelli.IMG_20140830_215553

Un uomo, un poeta, un letterato che ha rappresentato, con i suoi scritti, il “Sud” vero, ritratto nelle sue contraddizioni e non attraverso oleografiche descrizioni nostalgiche. Bodini ha raccontato una terra forte, spietata, ma anche accogliente con chi sa convivere con le sue asprezze, e lo ha fatto in maniera del tutto personale perché in possesso di una cultura arricchita dal contatto con altre culture europee. E’ approdato alla “scoperta di un Salento che confinava con la Spagna”, per citare il titolo di uno speciale apparso sul “Quotidiano”, presente alla mostra che è poi il Salento da lui inserito, per la prima volta, nella topografia letteraria del Novecento italiano.

IMG_20140830_221144Un Salento vissuto sulla propria pelle, sentito istintivamente a livello carnale perché insito nel profondo del suo essere ed estrinsecato attraverso un rapporto dinamico di amore-odio, come recita nella poesia: « Qui non vorrei morire dove vivere / mi tocca, mio paese, / così sgradito da doverti amare; / lento piano dove la luce pare / di carne cruda / e il nespolo va e viene fra noi e l’inverno.// Pigro / come una mezzaluna nel sole di maggio, / la tazza del caffè, le parole perdute, / vivo ormai nelle cose che i miei occhi guardano: / divento ulivo e ruota di un lento carro, / siepe di fichi d’India, terra amara/ dove cresce il tabacco. / Ma tu, mortale e torbida, così mia / così sola / dici che non è vero, che non è tutto. // Triste invidia di vivere, in tutta questa pianura / non c’è un ramo su cui tu voglia posarti».” (La luna dei Borboni, 1952).
Il suo giovanile bisogno di evadere dalla Lecce che gli sta sempre più stretta e lo soffoca con il suo immobilismo e le sue reti grette e provinciali, lo porta a cercare nuove esperienze, dapprima a Firenze, dove si avvicina all’Ermetismo ed alla cultura europea e, dopo una breve parentesi a Lecce, lo scoppio della Seconda guerra mondiale, a Roma, dove progressivamente abbandona l’Ermetismo, stimolato dall’esigenza di adottare un registro poetico più aderente al reale ed al bisogno di descrivere le problematiche sociali ed economiche di una condizione umana provata dalla tragedia della guerra.
Nel 1946 si trasferisce in Spagna come lettore d’italiano, dando vita ad eccellenti traduzioni del Don Chisciotte di Cervantes, del Teatro di F. Garcia Lorca e di I poeti surrealisti spagnoli. L’esperienza spagnola è fondamentale per lui, perché gli offre l’opportunità di capire meglio il suo Sud e scoprire così le affinità che in fondo legano ogni Sud del mondo, alla ricerca delle radici dell’esistenza collettiva.

IMG_20140830_221302Nel 1949, tornando a Lecce, assume un punto di vista differente e cerca quell’identità meridionale, e soprattutto salentina, che diviene una costante nelle sue prose dal titolo: “Barocco del Sud. Racconti e prose” e nelle sue poesie: La luna dei Borboni (1952), Dopo la luna (1956), Metamor (1967) e Poesie (1972, postuma), raccolta di testi uscita per Mondatori e negli ultimi anni ripubblicata da Besa. Il Sud, piccola parte di terra emarginata e dimenticata, diviene il tema di versi di grande attualità e di tristi riflessioni, in cui è evidente il dolore scaturito da secoli di sopraffazioni e prevaricazioni, misto ad una dignità e ad un senso di appartenenza ancestrale.

IMG_20140830_220524Muore a soli 56 anni e di lui mi piace ricordare, a conclusione di questo breve e semplice racconto scevro da qualsivoglia dissertazione filologica o ermeneutica, una poesia che, a mio parere, lo rappresenta magnificamente :
1.
Tu non conosci il Sud, le case di calce
da cui uscivamo al sole come numeri
dalla faccia d’un dado.
4.
Quando tornai al mio paese nel Sud,
dove ogni cosa, ogni attimo del passato
somiglia a quei terribili polsi dei morti
che ogni volta rispuntano dalle zolle
e stancano le pale eternamente implacati,
compresi allora perché ti dovevo perdere:
qui s’era fatto il mio volto, lontano da te,
e il tuo, in altri paesi a cui non posso pensare.
Quando tornai al mio paese nel Sud
Io mi sentivo morire.
Da Foglie di tabacco (1945-47) –  Vittorio Bodini
Maria Rosaria Teni

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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