La fenomenologia del tarantismo come espressione archetipica del Femminile

La fenomenologia del tarantismo come espressione archetipica del Femminile

Più che dalle parole sono sollecitata da immagini. Sono soprattutto corpi femminili scossi da movimenti convulsi ed irrefrenabili oppure muti, catatonici, chiusi in un dolore che ha perduto i segni con cui definirsi e riconoscersi. La memoria rintraccia, dà forma allo spazio dell’Anima: il caldo pomeriggio estivo quando nella rimessa del nonno materno guardavo catturata l’immagine di un ragno, angosciata dal potere del suo venenum…Poi i racconti, i suoni, il ritmo sfrenato della danza delle tarantolate salentine.

Il sedimento del ricordo si confronta con il pensiero , con la seduzione delle teorie psicanalitiche. Freud mi insegna a leggere i sintomi del corpo come rimandi alla realtà profonda dell’abisso psichico. Ma soprattutto Jung e la psicologia del profondo mi sollecitano ad una complessa relazione tra il mondo psichico e quello antropologico rituale delle culture umane. Così seguo il filo che intesse colei che, sulla scia della psicologia analitica, mi piacerebbe definire la madre ragno. E. Neumann, nella sua fondamentale opera sulla fenomenologia dell’archetipo del Femminile, interpreta l’immagine simbolica del ragno come l’aspetto negativo della Dea -madre, capace di seduzione che conduce all’abisso, alla dissoluzione, all’irresistibile fascinazione dell’inconscio che irretisce l’io nella regressione e nella follia. La madre-ragno si identifica con Medusa, la figura mitologica che appare nelle estreme regioni dell’Erebo, dallo sguardo terrificante che pietrifica chi osa guardarla. Jung concepisce il ragno come “cristallizzazione dei contenuti inconsci” la totalità inconscia, il caos primordiale, l’unità indifferenziata degli elementi che si dipanerà nel processo di autoconoscenza. Jung, in particolare, ha analizzato il processo d’individuazione identificandolo con la trasmutazione degli elementi in alchimia. Essa viene fatta risalire alla figura di Ermete Trimegisto in epoca antica;in età moderna viene ripresa dai neoplatonici del Rinascimento e successivamente da alcuni filosofi tedeschi del Settecento. L’alchimia considera l’evoluzione dell’individuo(microcosmo) in sintonia con quella dell’universo in cui la trasmutazione delle sostanze e la ricerca dell’oro dei filosofi è riconducibile alla trasformazione interiore dell’individuo. Jung,in particolare, ha visto in essa le tappe del processo di individuazione che attraverso il confronto dell’io con gli archetipi dell’inconscio collettivo conduce alla conoscenza di sé. In alchimia la congiunzione caotica degli elementi viene chiamata “prima materia” e rappresenta l’essere iniziale ermafrodito, la coppia degli opposti, maschile-femminile, sole-luna, zolfo-mercurio che nel corso dell’opus subiranno trasformazioni in modo da trasmutare lo spirito nel corpo ed il corpo nello spirito. Il difficile compito a cui attendono l’adepto e la soror mistica,attraversa tre fasi che in un ordine simbolico rappresentano il momento della nigredo, dell’albedo e della rubedo. Al momento della putrefactio lo spirito s’immerge nelle tenebre primordiali della materia, si confronta con il caos delle profondità ctonie, con il tormentato groviglio dei vissuti emotivi e degli archetipi che li sottendono. L’albedo è il complicato percorso in cui si estrae la sostanza dalle profondità ctonie che tradotto in termini della psicologia del profondo significa la rinascita dopo il confronto con la totalità inconscia. La rubedo, infine, è la ricchezza delle sfumature, dei molteplici colori dell’ anima che ha finalmente ritrovato se stessa.

Il venenum del ragno ci riconduce alla figura di Mercurio ed alla sua duplice natura: esso è infatti considerato sia come elemento saturnino, legato agli inferi, sostanza letale, mortifera ma anche come sostanza benefica che porta alla rinascita. La sostanza è mortale quando è contenuta nella materia dove è in grado di sprigionare il suo potere distruttivo. E’ l’aspetto plumbeo, saturnino di Mercurio che avvelena non solo la relazione dell’io con i complessi inconsci,ma anche la comunicazione con il mondo esterno. E’ il dolore della vita emotiva profonda che trascina l’io in una lenta dissoluzione negli abissi psichici. Ma Mercurio rappresenta pure lo spirito liberatore che una volta estratto dalla pietra filosofale, possiede la capacità di far divenire perfetti i corpi. Il sulfur, il fuoco sacro che appartiene a Mercurio, infiamma le sostanze,facendo sprigionare il sal, il latte virgineo, la rugiada celeste che purifica dalle ombre di Ade, donando ai corpi ed alle anime nuova vita. La sostanza inebriante, la cui preparazione spetta ai misteri di cottura e di trasformazione del femminile,conduce la coscienza ad uno stato di ebbrezza,ponendola in confronto con la vita psichica profonda.

Così le tarantolate vivono attraverso il rito la dimensione notturna, dionisiaca del loro essere, sprigionando dalla nigredo, dalla pietrificazione psichica la “rugiada celeste”, il risveglio psichico che porta con sé il rinnovamento dell’intera personalità. La danza attraversa la potenza dionisiaca dell’esistere, conduce all’accoglienza della totalità incondizionata dell’essere dove l’anima riflette nel corpo la bellezza ed il ritrovato amore per la vita.” La fantasia è la forza primordiale dell’Anima che tende a riportare ogni cosa nella sua condizione primaria, ritualizzando ciò che accade, trasformando gli eventi in mitemi, sistemando le inezie di ogni caso clinico nei precisi dettagli,   apparentemente così irrilevanti, di una leggenda, continuamente confabulando sulla nostra vita secondo modelli che non possiamo né comprendere con la nostra mente né governare con la nostra volontà, ma che possiamo soltanto amare di un amor fati.”( Hilmann,“ Il mito dell’analisi”, Adelphi, 1979)

 

Gabriella Petrelli

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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